Il dm stabilisce che per poter istituire o gestire un deposito fiscale, produttori e distributori dovranno richiedere una preventiva autorizzazione dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli, essere ispezionati dai tecnici dell'amministrazione e quindi, dopo l'ok di questi ultimi, versare una cauzione. Acquisito il placet, sarà necessario chiedere l'iscrizione in tariffa dei prodotti commercializzati e ottenere l'approvazione dell'Agenzia sui prezzi praticati. L'intera procedura, a regime, potrebbe richiedere dai 90 ai 150 giorni. Che però al momento non ci sono, visto che da gennaio la fornitura dei prodotti succedanei del tabacco ai punti vendita non sarà consentita senza autorizzazione. Con una nota inviata lo scorso 20 novembre agli uffici regionali dei Monopoli dal vicedirettore dell'Agenzia, Luigi Magistro, è stata data istruzione di «eseguire tempestivamente la verifica tecnica, in modo da consentire il rilascio dell'autorizzazione entro il 1° gennaio 2014». Ma in attesa del decreto gli operatori non hanno potuto avviare alcuna pratica. E a disposizione restano circa tre settimane, tenuto conto delle festività. Intanto, secondo quanto riferito poche settimane fa in un'audizione parlamentare da Anafe (Associazione nazionale fumo elettronico), l'aggravio fiscale porterebbe almeno il 70% degli svapatori «a spostarsi su prodotti venduti tramite web, ove lo stato non potrebbe esercitare alcun controllo, non essendo il mercato regolamentato a livello Ue». Secondo l'associazione, infatti, per mantenere costanti i margini degli operatori dell'intera filiera anche a seguito della nuova tassa il prezzo finale di vendita dovrebbe aumentare del 140%. Con evidenti ricadute sulla domanda del mercato.
