Pesano, inoltre, prosegue la magistratura contabile, gli effetti di alcune recenti riforme del lavoro e della previdenza obbligatoria sul versante della spesa per le pensioni (innanzitutto, la legge 214/2011, contenente le misure volute dall'ex ministro Elsa Fornero per allungare, fra l'altro, l'età per l'accesso all'assegno) che vedrebbero «l'esigenza di un costante monitoraggio», così come non deve scemare la «costante attenzione al profilo dell'adeguatezza delle prestazioni collegate al metodo contributivo», meccanismo in grado di restituire, evidentemente, somme insufficienti al sostentamento dei destinatari; ma si rimarcano anche gli «eccessivi divari nei trattamenti connessi a quello retributivo», la cui generosità contrasta con l'altro meccanismo di calcolo basato sui soli contributi versati, mentre dovrebbe esser seriamente e in tempi veloci rilanciata la previdenza complementare, che in Italia stenta a decollare.
E lo squilibrio, secondo la Corte, è ben descritto dall'anomalia attuale, in base alla quale a ripianare le perdite dell'Inps sono le fasce più deboli, ovvero i parasubordinati e chi effettua prestazioni lavorative di carattere temporaneo: è il loro prezioso apporto che crea un massiccio saldo positivo di esercizio, che riesce, in sintesi, a tenere in piedi l'istituto guidato da Antonio Mastrapasqua, giacché presentano netti patrimoniali che «consentono ancora la copertura di quelli negativi delle altre principali gestioni e il mantenimento di un attivo nel bilancio generale, esposto, peraltro, ad un rapido azzeramento».
