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Inps, urge cura drastica

del 04/12/2013
di: di Simona D'alessio
Inps, urge cura drastica
Una cura drastica, realizzata attraverso misure di risanamento «indilazionabili», per mantenere in equilibrio l'Inps, mentre non può più essere sottovalutata (dopo aver già lanciato allarmi) una «responsabile riflessione sulla perdurante criticità dell'invalidità civile», per la quale è urgente un intervento legislativo per il definitivo trasferimento delle competenze dell'intero procedimento in capo all'Istituto, vista la «inefficacia» delle prassi in campo finora. E, paradossalmente, a tamponare le perdite finanziarie, arriva in soccorso il flusso contributivo dei (ben poco tutelati) lavoratori parasubordinati. La Corte dei conti, analizzato il bilancio 2012 dell'ente pensionistico pubblico, alza la paletta rossa, evidenziandone il primo disavanzo finanziario e l'aumento del deficit, diretta conseguenza, si legge nella determinazione 101/2013 del 27 novembre 2013 (ma resa nota soltanto ieri) dell'andamento dei più grandi fondi amministrati, per i quali si richiedono rapidi provvedimenti, visto che «si riconnettono anche al ciclo recessivo, oltre che alla incorporata gestione pubblica», con riferimento alla creazione del super-Inps, in cui sono confluiti i soppressi Enpals ed Inpdap, quest'ultimo maggiore responsabile del peggioramento della condizione finanziaria; a tal proposito, si mette in luce come il fondo di nuova acquisizione dei dipendenti pubblici si presenti in progressivo e crescente dissesto.

Pesano, inoltre, prosegue la magistratura contabile, gli effetti di alcune recenti riforme del lavoro e della previdenza obbligatoria sul versante della spesa per le pensioni (innanzitutto, la legge 214/2011, contenente le misure volute dall'ex ministro Elsa Fornero per allungare, fra l'altro, l'età per l'accesso all'assegno) che vedrebbero «l'esigenza di un costante monitoraggio», così come non deve scemare la «costante attenzione al profilo dell'adeguatezza delle prestazioni collegate al metodo contributivo», meccanismo in grado di restituire, evidentemente, somme insufficienti al sostentamento dei destinatari; ma si rimarcano anche gli «eccessivi divari nei trattamenti connessi a quello retributivo», la cui generosità contrasta con l'altro meccanismo di calcolo basato sui soli contributi versati, mentre dovrebbe esser seriamente e in tempi veloci rilanciata la previdenza complementare, che in Italia stenta a decollare.

E lo squilibrio, secondo la Corte, è ben descritto dall'anomalia attuale, in base alla quale a ripianare le perdite dell'Inps sono le fasce più deboli, ovvero i parasubordinati e chi effettua prestazioni lavorative di carattere temporaneo: è il loro prezioso apporto che crea un massiccio saldo positivo di esercizio, che riesce, in sintesi, a tenere in piedi l'istituto guidato da Antonio Mastrapasqua, giacché presentano netti patrimoniali che «consentono ancora la copertura di quelli negativi delle altre principali gestioni e il mantenimento di un attivo nel bilancio generale, esposto, peraltro, ad un rapido azzeramento».

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