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Mini-Imu, exit strategy

del 04/12/2013
di: di Francesco Cerisano
Mini-Imu, exit strategy
Una doppia via d'uscita per evitare il pagamento della mini-Imu entro il 16 gennaio. Il governo è al lavoro per rimediare al pasticcio che da sabato incombe su oltre 10 milioni di italiani chiamati a versare il 40% della differenza tra l'Imu prima casa calcolata con aliquota base e quella determinata applicando la maggior aliquota in vigore. Ma sarà il parlamento a dover intervenire in concreto. Come? O modificando il dl 133/2013 in sede di conversione in modo da cancellare il farraginoso meccanismo e di conseguenza ricalcolare gli importi dei rimborsi da corrispondere a ciascun comune. Oppure con un emendamento alla legge di stabilità che vada a rimpinguare la dotazione del fondo di solidarietà (in pratica i trasferimenti erariali ai municipi) pari a 6 miliardi e 647 milioni per il 2014.

Il problema è sempre il solito, ossia trovare le coperture finanziarie per recuperare quei 150-200 milioni di euro necessari a chiudere definitivamente la partita. Difficile trovarli sul bilancio 2013, a meno di non voler ritoccare al rialzo l'ultimo acconto fiscale disponibile (quello Iva in pagamento il 27 dicembre). Meno improbabile recuperarli nel 2014. Il che porterebbe a escludere un intervento sul decreto legge e a privilegiare, invece, una modifica alla manovra. A confermare questa ipotesi è stato lo stesso relatore Maino Marchi (Pd) che ieri con la relazione introduttiva ha ufficialmente dato il via ai lavori della legge di stabilità a Montecitorio. Ma anche gli esponenti del governo incaricati di seguire i lavori della sessione di bilancio alla camera (il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giovanni Legnini e quello all'Economia Pier Paolo Baretta) hanno manifestato disponibilità a venire incontro alle richieste dei comuni, pur prospettando una soluzione orientata più verso la rimodulazione del supplemento Imu (in base al reddito) che verso l'esenzione totale. «Adesso non si capisce perché nell'abolizione della seconda rata, come della prima, ci sia un intervento indifferenziato indipendentemente dalle condizioni di reddito e sociali», ha osservato Baretta. «Penso che il criterio più trasparente ed equo sia modulare gli interventi sulla base delle condizioni reali di reddito». Una soluzione che però lascerebbe aperte ulteriori code polemiche e per questo non piace ai sindaci. In quanto responsabili, in larga parte, di questo pasticcio, i primi cittadini puntano a uscirne nel migliore dei modi, ossia evitando del tutto il versamento del 16 gennaio. «Bisogna chiudere la partita e voltare pagina», ha auspicato Alessandro Cattaneo, vicepresidente dell'Anci, «in modo da ristabilire relazioni serene tra comuni e governo». Al momento infatti i nervi sono a fior di pelle e domani nell'ufficio di presidenza dell'Anci potrebbe consumarsi la definitiva rottura con l'esecutivo.

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