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Le liberalità a rischio elusione

del 04/12/2013
di: di Debora Alberici
Le liberalità a rischio elusione
Il premio fedeltà erogato al lavoratore dopo tanti anni di servizio fa parte del reddito imponibile.

Applicando una precisa norma antielusiva, la Corte di cassazione, con l'ordinanza n. 27099 del 3 dicembre 2013, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate ribaltando il verdetto della Ctc, e precisando che è necessario evitare che sotto forma di erogazioni liberali vengano corrisposte somme che in realtà sono un vero e proprio corrispettivo.

In particolare il fisco ha impugnato la decisione di merito lamentando la violazione dell'art. 17 del dpr 636/1972 laddove la Ctc ha ritenuto non tassabile l'erogazione dell'impresa.

La sesta sezione - T ha ritenuto fondato il motivo spiegando che in tema di imposte sui redditi, ai sensi del citato art. 48, comma I - il quale costituisce una norma antielusiva tendente a evitare che, sotto forma di erogazioni liberali, vengano corrisposte al lavoratore somme che in realtà hanno natura di vero e proprio corrispettivo per l'attività svolta - il cosiddetto «premio fedeltà» fa parte del reddito imponibile, potendo essere esclusa la tassabilità delle somme percepite solo se ricorrano i requisiti della eccezionalità e della non ricorrenza della erogazione liberale, effettuata a favore della generalità dei dipendenti o di categorie di dipendenti; la ricorrenza del venticinquesimo anno di servizio non può ritenersi evento riconducibile a tale concetto, trattandosi di avvenimento naturale e prevedibile.

Con la sentenza 7340 del 2008 la stessa Cassazione ha sancito la deducibilità del premio fedeltà da parte dell'azienda. Sul punto la sezione tributaria spiegò che il premio fedeltà risulta istituito contrattualmente per apportare un beneficio integrativo del trattamento di fine rapporto agli agenti che abbiano mantenuto il rapporto ininterrottamente per un certo periodo con la società.

Il meccanismo opera dunque in funzione della costanza del rapporto di lavoro che rileva nell'ambito dell'economia aziendale (e dei ricavi conseguibili) tanto è vero che ove venga meno per circostanze anormali il beneficio viene recuperato alla disponibilità della società medesima.

Per questi motivi, spiegò allora la Cassazione, il costo è inerente e deducibile.

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