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Avvocati-mamme, no a tetti ante-riforma

del 04/12/2013
di: La Redazione
Avvocati-mamme, no a tetti ante-riforma
Lo stato di gravidanza dell'avvocato nel periodo antecedente l'entrata in vigore della legge 289/03 soggiace al più favorevole regime di trattamento di cui al decreto legislativo 151/01, laddove il tetto massimo ai benefici introdotto dalla riforma non è retroattivo: ritenere perfezionata la fattispecie in base alla mera domanda amministrativa finirebbe invece per creare disparità fra le professioniste gestanti, che pure partorirono nello stesso periodo. È quanto emerge dalla sentenza 27068/13, pubblicata il 3 dicembre dalla sezione lavoro della Cassazione.

Pro futuro

Bocciato il ricorso della Cassa di previdenza dei legali. Nella specie la signora che esercita la professione forense ha partorito nel periodo di operatività della legge 289/03, entrata in vigore il 29 ottobre del 2003, ma la domanda per il beneficio previdenziale è stata presentata in epoca precedente. La novella, peraltro, dispone soltanto per l'avvenire e, in assenza di norme transitorie, si applica soltanto alle fattispecie non perfezionatesi prima della sua entrata in vigore. Nessun dubbio, intanto, che sia più favorevole il regime previgente di cui al dlgs 151/01: il legislatore del 2003 ha infatti introdotto un tetto massimo al beneficio e delineato un criterio temporale più stabile per individuare il reddito di riferimento, che ora è quello del secondo anno precedente il momento dell'evento e non più il momento di presentazione della domanda, che può avvenire entro un arco di tempo complessivo di nove mesi.

Nessuna discriminazione

Non può trovare ingresso per due motivi la tesi della Cassa forense secondo cui affinché una fattispecie si possa ritenere perfezionata bisognerebbe fare riferimento alla data di presentazione della domanda amministrativa: l'istanza nel rapporto previdenziale costituisce soltanto una condizione di derogabilità della prestazione e si rischierebbero disparità fra professioniste che partoriscono negli stessi giorni ma ricadono nell'una o nell'altra disciplina a seconda di quando hanno chiesto la prestazione; il tutto contro l'obiettivo del legislatore che punta a evitare una diminuzione del tenore di vita dell'avvocato durante la gestazione e dopo il parto, circostanza che si rivelerebbe discriminante per la donna lavoratrice.

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