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Da gennaio scatta la perequazione

del 03/12/2013
di: Leonardo Comegna
Da gennaio scatta la perequazione
Ufficializzato l'1,2% in più per la cosiddetta perequazione automatica delle pensioni 2014. Nel pieno della discussione sul ripristino dell'indicizzazione sia pur ridimensionata delle rendite dei più anziani, prevista dal testo della legge di stabilità approvato nei giorni scorsi dal senato, la vita continua. A fissare il tasso provvisorio è il decreto interministeriale (Economia-Lavoro) del 20 novembre, pubblicato nella G.U. del 29 novembre. Il precedente adeguamento risale al gennaio 2013, nella misura del 3%, valore confermato dai dati definitivi, come si legge nello stesso provvedimento ministeriale. Ciò vuol dire che questa volta, a differenza di quanto avvenuto lo scorso gennaio, non occorrerà procedere ad alcun conguaglio. L'indice definitivo dell'inflazione 2013 si potrà naturalmente conoscere solo a fine dicembre. Intanto l'Inps si sta preparando al rinnovo dei mandati di pagamento sulla base appunto del dato provvisorio.

Pensioni minime. Con l'incremento dell'1,2% l'importo del trattamento minimo sale da 495,43 a 501,38 euro al mese. Con l'aggiornamento Istat sale anche l'assegno sociale, la rendita assistenziale corrisposta agli ultrasessantacinquenni privi di altri redditi, introdotta dalla riforma Dini (legge n. 335/1995) in sostituzione della vecchia pensione sociale: passa da 442,30 a 447,61 euro al mese. Mentre la pensione sociale, ancora prevista per i titolari della stessa al 31 dicembre 1995, raggiunge 368,88 euro mensili.

Perequazione automatica. La perequazione automatica (regolamentata dall'art. 1, della legge n. 388/2000, la Finanziaria 2001) viene attribuita sulla base della variazione del costo della vita, con cadenza annuale e con effetto dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello di riferimento; più in particolare, la rivalutazione si commisura al rapporto percentuale tra il valore medio dell'indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati relativo all'anno di riferimento e il valore medio del medesimo indice relativo all'anno precedente. La percentuale di aumento per variazione del costo della vita (la cosiddetta «scala mobile») si applica: per intero sull'importo di pensione non eccedente il triplo del minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti; al 90% per le fasce di importo comprese tra il triplo e il quintuplo del minimo; al 75% per le fasce d'importo eccedenti il quintuplo del minimo.

L'ormai famoso decreto salva Italia (legge n. 214/2011) prevedeva, per il biennio 2012-2013, il congelamento della perequazione per i trattamenti pensionistici superiore a tre volte il minimo Inps. Per cui, nel 2013 solo i trattamenti di importo (al dicembre 2012) sino a 1.443 (tre volte il minimo) sono stati indicizzati (più 3%).

Legge stabilità 2014. Dal 2014, dunque, il blocco sarebbe dovuto scomparire, con il ripristino della precedente normativa. Ma così non è. Stando al testo approvato dal senato, con la legge di Stabilità 2014, fermo restando l'adeguamento al 100% per le pensioni fino a 3 volte il minimo, si scende al 90% per i trattamenti fra 3 e 4 volte; al 75% per gli importi compresi fra 4 e 5 volte; e al 50% per quelli superiori a 6 volte (solo per il 2014 viene esclusa ogni rivalutazione). Inoltre, il nuovo meccanismo di rivalutazione non avverrà più a scaglioni come prima. Questo significa che le riduzioni, quando previste, riguardano l'intero assegno e non solo la parte eccedente la soglia garantita. Tradotto in cifre, l'aumento di gennaio 2014, dopo il ripristino rivisitato del meccanismo, sarà così articolato:

* più 1,2% (100% dell'indice Istat) sulle pensioni d'importo mensile sino a 3 volte il minimo di dicembre 2013 (1.487 euro);

* più 1,08% (90% dell'indice) per quelle d'importo mensile compreso tra 3 e 4 volte il minimo (da 1.487 a 1.982 euro);

* più 0,90% (75% dell'indice) per quelle d'importo mensile compreso tra 4 e 5 volte il minimo (da 1.982 a 2.478 euro);

* più 0,60% (50% dell'indice) per quelle d'importo mensile compreso tra 5 e 6 volte (da 2.478 a 2.973 euro).

Nessuna rivalutazione, infine, per le quote di trattamento d'importo superiore 2.973 euro.

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