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Case all'estero senza RW

del 25/03/2010
di: di Cristina Bartelli e Fabrizio Vedana
Case all'estero senza RW
I proprietari di immobili tenuti a disposizione non dovevano essere messi nel modulo RW della dichiarazione dei redditi del 2008 se situati in Paesi, come la Francia o il Regno Unito, che non li assoggetta a tassazione ai fini delle imposte sui redditi.

L'ha precisato ieri l'Agenzia delle entrate con una nota ieri. L'Agenzia delle entrate questa volta punta l'attenzione su ville e loft localizzate in Costa Azzurra e Gran Bretagna e lo fa recapitando 6mila lettere ai contribuenti italiani che possiedono immobili in tali luoghi e che risultano non dichiarati nel relativo modulo RW della dichiarazione dei redditi. Al riguardo l'amministrazione finanziaria, riprendendo quanto già anticipato con la circolare 43/09 e con provvedimenti successivi, precisa che a partire dall'anno d'imposta 2009 i contribuenti italiani sono sempre tenuti a indicare nel modulo RW di Unico gli immobili detenuti all'estero, anche se gli stessi non producono redditi di fonte estera imponibili in Italia, come nel caso di immobili tenuti a disposizione. Per i contribuenti che detenevano tali immobili al 31 dicembre 2008 l'Agenzia precisa però che l'obbligo dichiarativo suddetto sussisteva sempre qualora l'immobile fosse stato dato in locazione o fosse stato venduto nel periodo di riferimento. Qualora tali situazioni non fossero state indicate nella dichiarazione dei redditi l'Agenzia delle entrate invita a sanare le posizioni irregolari per gli anni d'imposta precedenti al 2009. Infatti, precisa, l'amministrazione finanziaria, se i beni immobili sono stati locati o venduti generando una plusvalenza imponibile (in base alla normativa fiscale italiana), il contribuente avrebbe dovuto indicare nel modello Unico l'investimento immobiliare all'estero e dichiarare in Italia i redditi ottenuti. A diverse conclusioni si giunge, invece, nel caso in cui gli immobili esteri fossero semplicemente a disposizione del proprietario ovvero fossero la «classica» seconda casa di vacanza. In tali casi i contribuenti non devono sanare la loro posizione. Diverso, invece, è il caso degli immobili localizzati in paesi esteri nei quali vige una disciplina fiscale che assoggetta a tassazione di tali: per esempio la Svizzera nella quale molti italiani hanno immobili e in relazione alla cui detenzione è prevista l'applicazione di una tassa annuale sulle proprietà immobiliari, costituita da una nuova «imposta sul reddito», basata sul cosiddetto «reddito da locazione stimato». In vista del 30 aprile, termine ultimo per aderire allo scudo quater il fisco italiano riindossa il cappello da postino e si affretta a spedire 6 mila missive. Questa volta oggetto delle comunicazioni di moral suasion sono gli immobili all'estero dei cittadini italiani. Alla lettera l'Agenzia lega due importanti missioni: informare sui nuovi obblighi dichiarativi legati al possesso degli immobili a far data dal 2009 e «suggerire» ai contribuenti di «regolarizzare eventuali illeciti fiscali commessi negli anni precedenti, anche alla luce dell'inasprimento dei controlli». La linea del suggerimento sembra piacere all'amministrazione molto di più che la linea del questionario inibente, inviato durante lo scudo ter per i capitali irregolarmente tenuti all'estero.

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