Lo stabiliscono le Sezioni unite civili della Corte di cassazione con l'ordinanza 26935/13, pubblicata il 2 dicembre.
Azione e diritto
Dovranno affrontare il giudizio per danno erariale l'amministratore di una società e un professionista presidente di una fondazione collegata, finiti al centro di un'inchiesta per truffa aggravata nel conseguimento di erogazioni pubbliche e associazione a delinquere.
Secondo le accuse dei pm l'azienda realizza finti progetti, ufficialmente destinati a incrementare la ricerca tecnologia ma in realtà finalizzati soltanto a incamerare le provvidenze provenienti da Bruxelles: l'amministratore, in particolare, patteggia la pena e ora la Procura regionale della Corte dei conti rivuole da lui oltre 688 mila euro erogati evidentemente per programmi «taroccati». Inutile per i manager tentare di ottenere il rinvio alla Corte di giustizia europea, sostenendo che affermare la giurisdizione della Corte dei conti in materia equivarrebbe a creare rischi di sovrapposizione con Bruxelles, laddove la Commissione europea ha comunque gli strumenti per ottenere il recupero dei contributi. In realtà i singoli stati nazionali sono tenuti a difendere dalle frodi il bilancio comunitario esattamente come se si trattasse dei conti pubblici interni: ogni partner comunitario risulta infatti tenuto a dispiegare ogni azione di diritto possibile per riscuotere o recuperare risorse comunitarie ottenute in modo fraudolento. Il tutto in base al principio di assimilazione con l'Europa che impone di adottare le stesse misure previste per far valere gli interessi interni. Parola alla Corte dei conti.
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