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Redditometro, bocciate le medie usate dall'Istat

del 30/11/2013
di: La Redazione
Redditometro, bocciate le medie usate dall'Istat
Redditometro, bocciate le medie Istat. Il Garante della privacy nel parere diffuso nei giorni scorsi ha confermato i principi più volte ribaditi dall'Associazione nazionale tributaristi Lapet presieduta da Roberto Falcone. «Siamo stati facili profeti», ha commentato Falcone. L'associazione infatti aveva più volte evidenziato i limiti dello strumento, fin dal varo del dl n. 78/2010 di modifica dell'art. 38 del dpr 600/73 (si veda rassegna stampa delle principali testate del settore pubblicata su www.iltributarista.it, anno 2011) sottolineando poi, nel corso degli anni, la necessità di una adeguata revisione. «Il redditometro è una misura che può essere utilizzata bene per attuare il cosiddetto principio di equità fiscale. Tuttavia presuppone che gli elementi che compongono questo sistema siano tali da rappresentare efficacemente e in maniera veritiera la realtà economica del contribuente. Se è pur vero che un contribuente intanto può spendere se guadagna, per cui l'entità delle spese configurano, a monte, un'eventuale redditualità, è altrettanto vero che l'Amministrazione Finanziaria non può utilizzare metodi statistici, addirittura facendo riferimento, per quanto riguarda i consumi, alle medie Istat», ha precisato il presidente. «Aspettavamo da tempo un intervento del Garante rivolto a tutelare tanto gli interessi dell'utente quanto della stessa Pubblica amministrazione. A tal proposito infatti è facilmente immaginabile che, in caso di contenzioso, davanti alle commissioni tributarie, il fisco ne sarebbe uscito soccombente».

Occorre ricordare che anche la Corte dei conti aveva espresso parere negativo sui principali strumenti antievasivi. In modo particolare tra gli effetti collaterali, la Corte evidenziava il rischio di rallentamento della propensione al consumo e l'incremento di acquisti di beni e servizi in nero. «Il problema dell'evasione fiscale è rilevante nel nostro Paese ma, sono dell'avviso, che attiene più al principio della compliance fiscale che non agli strumenti coercitivi. Il contribuente, nel momento in cui ha il sentore e verifica praticamente che le imposte sono effettivamente utilizzate per ottenere prestazioni efficaci ed efficienti, è portato autonomamente a versare le imposte», ha dichiarato Falcone. «Ben vengano i sistemi di lotta all'evasione fiscale, ma bisogna salvaguardare sia il principio di equità fiscale che di difesa del contribuente». Le perplessità della Lapet, oggi confermate anche dal Garante, rafforzano la necessità di un'inversione di rotta verso un fisco sempre più equo e condiviso, fino a giungere alla creazione di un'effettiva compliance in cui i cittadini avvertano il pagamento delle imposte non come un'inutile e dispendiosa vessazione, ma come un dovere civico.

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