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P.a., sul blocco dei contratti deciderà la Consulta

del 30/11/2013
di: Antonio G. Paladino
P.a., sul blocco dei contratti deciderà la Consulta
Se i contratti del pubblico impiego sono economicamente bloccati da quattro anni, fondando tale decisione sull'eccezionalità della situazione economica che rischia di minare la stabilità dei conti pubblici italiani, vi è allora la necessità di accollare tale onere sulla collettività nel suo insieme e non solo su una parte di essi, ovvero i pubblici dipendenti. È quanto ha sottolineato il Tribunale di Roma, nell'ordinanza emanata il 27 novembre a seguito del ricorso proposto dalla Federazione lavoratori pubblici e funzioni pubbliche (Flp) e dalla Fialp, Federazione italiana lavoratori pubblici. Il giudice ha dichiarato rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 9, commi 1 e 17 del dl n. 78/2010, nonché l'articolo 16, comma 1 del dl n. 98/2011 (ovvero tutte le misure che i governi succedutisi in questi anni hanno messo in campo per bloccare gli aumenti dei pubblici dipendenti) per contrasto con gli articoli 2, 3, 35, 36, 39 e 53 della Costituzione, disponendo l'immediata trasmissione degli atti alla Consulta.

Per il tribunale, la reiterata sospensione della possibilità di negoziare, anche solo in ordine agli incrementi retributivi, determina, a conti fatti, «un'anomala interruzione» dell'efficacia delle disposizioni richiamate al testo del dlgs n. 165/2001 in materia di contrattazione collettiva. Interruzione qui determinata dalla particolare posizione dello stato nella veste di datore di lavoro. A maggior ragione, tale blocco interviene in un regime normativo nel quale la retribuzione è determinata tramite accordi di categoria e, quindi, fa cadere il rispetto del principio costituzionale tra proporzionalità del lavoro svolto e la sua remunerazione. In pratica, l'inibizione prolungata degli adeguamenti dei trattamenti retributivi dei pubblici dipendenti, solleva una violazione del principio di proporzionalità e sufficienza della retribuzione. Inoltre, il reiterato blocco solleva ulteriori dubbi per violazione dei principi di uguaglianza, ragionevolezza e solidarietà sociale, previsti dagli articoli 2 e 3 della Costituzione. Il ragionamento del Tribunale, in pratica, è in questi termini: se il governo ha la necessità di emanare disposizioni di contenimento della spesa pubblica, a causa dell'eccezionale crisi economica che rischia di inglobare il nostro Paese, deve accollare tale onere su tutta la collettività, non solo su di una parte di essi, nel caso particolare i dipendenti pubblici.

Grande soddisfazione è stata espressa dal segretario generale della Flp, Marco Carlomagno: «È stato riconosciuto un fondamentale diritto e cioè che i sacrifici della crisi economica non possono essere addossati sui soli pubblici dipendenti. Adesso speriamo in una «ispirata» decisione della Corte costituzionale».

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