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Accertamento, termine elastico

del 30/11/2013
di: di Debora Alberici
Accertamento, termine elastico
L'accertamento fiscale è legittimo anche se l'ispezione della Guardia di finanza si è protratta oltre trenta giorni senza regolare proroga. Le norme tributarie, infatti, non collegano conseguenze sull'atto impositivo all'inadempimento dell'amministrazione. A stabilirlo, la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 26732 del 29 novembre 2013, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate. I giudici di merito, in particolare la Ctr abruzzese, avevano dato ragione a una società contribuente che aveva impugnato l'accertamento nel quale si contestavano, fra l'altro, false fatture, dal momento che gli agenti si erano fermati nella sede sociale oltre il termine di trenta giorni, senza una proroga formale. Sul punto la sezione tributaria ha chiarito che in tema di verifiche tributarie, il termine di permanenza degli operatori civili o militari dell'Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente è meramente ordinatorio, in quanto nessuna disposizione lo dichiara perentorio, o stabilisce la nullità degli atti compiuti dopo il suo decorso, né la nullità di tali atti può ricavarsi dalla «ratio» delle disposizioni in materia, apparendo sproporzionata la sanzione del venir meno del potere accertativo fiscale a fronte del disagio arrecato al contribuente dalla più lunga permanenza degli agenti dell'Amministrazione. I termini di conclusione del procedimento amministrativo, infatti, devono, salva espressa previsione contraria, essere considerati come ordinatori e non perentori e della constatazione che gli artt. 152 e 156 codice di procedura civile traducono principi generali applicabili a tutti i procedimenti, salvo che per essi non sia diversamente disposto o che la norma generale non possa trovare applicazione per incompatibilità. Ora la causa tornerà alla Ctr che dovrà riconsiderare l'intero caso alla luce delle direttive scandite dal Collegio di legittimità. Anche la Procura generale della Suprema corte, nell'udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 26 settembre, ha chiesto alla sezione tributaria di accogliere il ricorso dell'amministrazione finanziaria. Un'apertura verso la validità degli atti impositivi, anche in caso di ispezioni irregolari, la stessa Cassazione l'aveva già mostrata a ottobre di quest'anno quando, con la sentenza n. 23690, è stato affermato che i dati rinvenuti dalle Fiamme gialle durante un'ispezione irregolare presso un fornitore possono comunque essere usati per l'accertamento a carico del contribuente. In quell'occasione un altro Collegio della Suprema corte ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria che aveva spiccato un atto impositivo a carico di un consorziato dopo una verifica fatta nella sede del consorzio accertato.

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