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Information technology al servizio degli avvocati

del 29/11/2013
di: Ferdinando Pagnoncelli
Information technology al servizio degli avvocati
Qual è il rapporto tra l'Information communication technology e la professione legale? Quali strumenti informatici gli studi legali utilizzano per svolgere la propria attività? A che punto è l'adozione del processo civile telematico? Ci sono differenze tra le diverse aree geografiche del Paese oppure la diffusione è uniforme? Ipsos risponde a queste domande con un ampio studio scientifico commissionato da Assosoftware e patrocinato dal Ministero di giustizia e da Cassa forense. L'obiettivo è sondare le opinioni degli avvocati italiani circa l'utilizzo di strumenti informatici, valutandone i benefici ed evidenziando differenze ed eventuali barriere all'utilizzo. La ricerca rappresenta uno studio mai realizzato prima in Italia, «unico» per ampiezza e profondità di analisi. È una ricerca quanto mai attuale, specie considerando il progetto di diffusione del Pct, un sistema di gestione digitale del processo civile che dematerializza i flussi informativi tra uffici giudiziari, legali e altri professionisti. L'istituto intende quindi descrivere il legame attuale tra Ict e studi legali, analizzando anche in chiave prospettica il loro grado di informatizzazione, permettendo di cogliere la sensibilità per i prodotti telematici e per i vantaggi percepiti sia sul business sia sugli aspetti organizzativi della professione. La metodologia che abbiamo scelto prevede una fase qualitativa esplorativa - attualmente in fase di conclusione - e una successiva fase quantitativa di misurazione statistica dei temi d'interesse. La fase qualitativa è stata condotta tramite interviste individuali ad alcuni tra i massimi esponenti della professione legale, a presidenti e titolari delle principali software house che lavorano per gli studi legali, a figure di rilievo dell'Amministrazione del Ministero della giustizia e di Cassa forense. La fase qualitativa (Ipsos ha già analizzato le informazioni raccolte) ha evidenziato come il mondo degli avvocati appaia ancora «arretrato» in termini di diffusione di tecnologie digitali e di apertura al loro utilizzo. Il campione ha indicato quale elemento fondamentale per superare queste resistenze un crescente obbligo normativo per le procedure telematiche, che solo il Ministero può imporre. Ulteriori elementi che possono favorirne la diffusione sono la verifica del risparmio di tempo e di costi che consentirebbe per il singolo studio e per il «sistema giustizia» in generale, la semplificazione di alcune procedure, la possibilità di avere software paper views che il cloud computing offre oggi più facilmente. La fase quantitativa, che proprio in questi giorni viene avviata, avrà invece l'obiettivo di misurare gli spunti della fase esplorativa, realizzando un numero ampio di interviste ad altrettanti avvocati che esercitano negli studi legali titolari o associati, attivi in tutta Italia e iscritti a Cassa forense. L'indagine sarà realizzata tramite la somministrazione di un questionario strutturato, stilato d'accordo con gli interlocutori del progetto, a nominativi estratti casualmente dal database di Cassa forense, al fine di garantire la rappresentatività degli stessi rispetto all'universo. L'indagine sarà proposta online, ossia con metodologia Cawi (Computer aided web interviewing), una modalità efficace perché permette al rispondente di connettersi al questionario da qualunque postazione fissa o mobile e in qualunque momento, anche a più riprese. I risultati complessivi dello studio saranno infine presentati in occasione di un evento pubblico a ciò dedicato.

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