Secondo i calcoli della Rete, al professionista è richiesto di farsi carico dei costi di installazione del POS (mediamente intorno ai 100 euro), del pagamento di un canone mensile (mediamente intorno ai 30 euro) e del pagamento di una commissione su ogni transazione che può superare anche il 3%. Supponendo una commissione media dell'1% su ogni transazione, per sole prestazioni erogate dai professionisti tecnici nel settore delle costruzioni, si tratta di 80 milioni di euro l'anno! «Milioni di euro», aggiunge Andrea Sisti, segretario della RPT, «che da reddito per i professionisti si trasformano in rendita per il sistema bancario. Una cosa inaccettabile. Un ulteriore aggravio per professionisti e clienti! Proprio ora che gli onorari dei professionisti italiani sono ormai ridotti al lumicino dall'abrogazione delle tariffe e da un mercato che li obbliga a praticare forti ribassi. Non solo. Il provvedimento non ha alcuna utilità. Gran parte dei pagamenti relativi all'attività dei professionisti, infatti, poiché sono di solito oggetto di rendiconto, viene già effettuata con sistemi elettronici. D'altra parte, questi nuovi costi andrebbero necessariamente a gravare sul cliente finale». «Il provvedimento», fa notare Maurizio Savoncelli, presidente del Consiglio nazionale geometri, «se confermato, atteso che riguarda migliaia di professionisti tecnici che operano capillarmente su tutto il territorio nazionale anche in zone dal paese non adeguatamente coperte dal servizio telematico, metterebbe in seria difficoltà gli stessi professionisti che, loro malgrado, non potrebbero adempiere a un obbligo normativo!».
«Sia chiaro», conclude Giampiero Giovanetti, numero uno del Consiglio nazionale periti industriali, «non siamo contrari alla tracciabilità e alla lotta all'evasione. Ma non può andare a gravare su un sistema professionale che affronta una crisi drammatica senza alcun sostegno pubblico, a differenza di molti altri settori produttivi quali lo stesso settore bancario».
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