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La privacy sul debitore

del 29/11/2013
di: di Antonio Ciccia
La privacy sul debitore
Stop alla telefonata preregistrata per il recupero del credito. A meno che non si abbia la ragionevole certezza che ad alzare la cornetta sia il debitore (cui è stato assegnato, ad esempio, un codice da digitare sulla tastiera). È quanto ha deciso il garante della privacy (provvedimento n. 445 del 10 ottobre 2013, riportato sulla newsletter del 381 del 28 novembre 2013), che ha bacchettato una banca, prescrivendo maggiore rigore nelle comunicazioni di sollecito, che di solito precedono la fase stragiudiziale e giudiziale di recupero del credito.

Il problema della telefonata senza operatore è che chi prende la telefonata, se non è l'interessato o persona autorizzata, potrebbe venire a conoscenza della altrui morosità.

Nel caso specifico la banca si è difesa sostenendo che le comunicazioni segnalate erano solo messaggi di presentazione per fornire al destinatario la possibilità di scegliere tra diverse opzioni selezionabili digitando sulla tastiera del telefono.

Solo che non vi era alcuna identificazione dell'interlocutore, invitato ad autodichiarare se fosse il debitore. Con possibili e non evitabili abusi.

Questo sistema è stato ritenuto in contrasto con il provvedimento generale del garante del 30 novembre 2005, che prescrive a chiunque effettui attività di recupero crediti di astenersi dal comunicare ingiustificatamente a soggetti terzi rispetto al debitore (quali per esempio, familiari, coabitanti, colleghi di lavoro o vicini di casa) informazioni relative alla condizione di inadempimento nella quale versa l'interessato; inoltre, nel tentativo di prendere contatto con il debitore (anche attraverso terzi), bisogna avere cura di evitare comportamenti suscettibili di incidere sulla sua dignità.

Lo stesso garante suggerisce, però, la modalità per proseguire nell'attività di phone collection senza violare la privacy. La banca, in sede di conclusione del contratto, potrebbe fornire al proprio cliente un codice identificativo personale (eventualmente corrispondente al codice identificativo del contratto), da digitare sull'apparecchio telefonico per poter ascoltare eventuali comunicazioni preregistrate a lui dirette; certo la sicurezza dell'identità non è assoluta, ma per lo meno ci sarebbe una forma di autenticazione, dovendosi presumere che l'utilizzatore di tale codice sia il contraente/debitore o, altro soggetto dal medesimo autorizzato.

CONSERVAZIONE

DATI DI TRAFFICO

I dati di traffico telefonico e telematico non devono essere conservate oltre i tempi stabiliti dalla legge: due anni per il traffico telefonico e un anno per quello telematico. Trascorso il termine i dati devono essere cancellati. E comunque i dati conservati a fini di giustizia non possono essere utilizzati per ogni altra finalità, compreso il marketing o le ricerche di mercato. È quanto deciso dal garante con il provvedimento n. 429 del 3 ottobre 2013, con cui ha impartito prescrizioni a una società estera che vende sim card on line.

Nello specifico si tratta dei dati di traffico conservati per accertamento e repressione dei reati (numero chiamato, data, ora, durata della chiamata, localizzazione del cellulare, indirizzi mail, data, ora, durata degli accessi alla rete): anche se non riguardano il contenuto delle conversazioni, consentono comunque di ricostruire fino a due anni di relazioni di una persona e delle sue abitudini. Alla società è stato ordinato di selezionare gli accessi ai dati di traffico con sistemi di autenticazione informatica, tenendo un registro ad hoc in cui registrarli e con tracciamento in un apposito audit log. Inoltre deve essere assicurata la separazione fisica dei sistemi informatici in cui si conservano i dati per l'accertamento e la repressione dei reati, da crittografare, da quelli in cui sono tenuti per altre finalità (ad es empio per la fatturazione).

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