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Pmi, con l'Oic 9 arriva l'impairment semplificato

del 28/11/2013
di: Andrea Fradeani
Pmi, con l'Oic 9 arriva l'impairment semplificato
Impairment differenziato a seconda delle dimensioni aziendali: l'attualizzazione dei flussi di cassa, è questa la principale novità contenuta nella bozza dell'Oic 9 che è stata diffusa ieri e posta in consultazione fino al 28 febbraio prossimo, può essere abbandonata dalle pmi, evitando così oneri amministrativi sproporzionati, in favore della più semplice capacità di ammortamento.

Lo standard setter italiano ha deciso, nell'ambito del processo di aggiornamento dei principi contabili nazionali, di dedicare un intero documento alle regole per il cosiddetto impairment o meglio, utilizzando una terminologia più consona alle disposizioni civilistiche, per le perdite durevoli di valore delle immobilizzazioni materiali e immateriali.

Il nuovo principio contabile vuole contemperare due diverse esigenze. Da un lato introdurre un modello base coerente con gli Ifrs: la determinazione del valore d'uso attraverso l'attualizzazione dei flussi di cassa attesi dall'oggetto dell'impairment, il paradigma concettuale adottato dall'Oic 9, è infatti coerente con le previsioni dello IAS 36. Dall'altro consentire alle pmi una modalità opzionale di svalutazione più semplice, capace cioè di ridurre i significativi oneri amministrativi della procedura base, fondata sulla capacità di ammortamento ossia sulla mera differenza tra i ricavi e i costi ritraibili dall'elemento valutato. L'impairment semplificato può essere adottato, il riferimento è alle regole europee che delimitano le large companies, dalle società che per due esercizi consecutivi non superino due dei seguenti limiti: numero medio dei dipendenti superiore a 250; attivo superiore a 20 milioni di euro; ricavi delle vendite e delle prestazioni superiori a 40 milioni di euro. Una facoltà esercitabile dalla quasi totalità delle imprese italiane.

L'Oic 9 detta, inoltre, una serie di indicatori che possono far presupporre una riduzione durevole di valore e, quindi, imporre la puntuale verifica della recuperabilità del valore a bilancio. In primis una significativa e imprevista diminuzione del valore di mercato del cespite; variazioni significative, quindi, nell'ambiente tecnologico, di mercato, economico o normativo in cui l'impresa opera; incrementi, poi, dei tassi d'interesse di mercato o di quelli di rendimento degli investimenti; la riduzione, inoltre, del fair value della società al di sotto del suo valore contabile; l'obsolescenza o il deterioramento fisico dell'immobilizzazione; significativi cambiamenti negativi, ancora, dell'attività d'impresa (quali piani di ristrutturazione) o delle modalità di utilizzo del cespite (ad esempio il suo inutilizzo o la previsione di una sua anticipata dismissione); da ultimo l'evidente peggioramento dei risultati economico-finanziari attesi.

Le perdite durevoli di valore saranno addebitate alle voci B.10.c o E.21 a seconda della loro riconducibilità, rispettivamente, alla gestione ordinaria o straordinaria. La svalutazione è ripristinata, salvo coinvolga avviamento o oneri pluriennali, qualora siano venuti meno i motivi che l'avevano giustificata, ciò nei limiti del valore che l'attività avrebbe avuto se tale rettifica non avesse mai avuto luogo.

Con la pubblicazione della bozza dell'Oic 9, si avvia verso la conclusione il processo di aggiornamento dei principi contabili nazionali; su di questi inciderà comunque, in funzione delle scelte del nostro legislatore, la nuova direttiva Ue sui bilanci approvata lo scorso giugno e da adottare entro l'estate del 2015.

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