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Le dimissioni degli amministratori non salvano l'impresa

del 28/11/2013
di: La Redazione
Le dimissioni degli amministratori non salvano l'impresa
Linea dura sulla responsabilità amministrativa degli enti. Infatti non può godere di agevolazioni o finanziamenti statali la società accusata ai sensi della «231» nonostante le dimissioni degli amministratori. Infatti, l'accusa di truffa ai danni dell'Erario nell'erogazione pubblica legittima la misure interdittive a meno che l'impresa non abbia già avviato con successo una nuova gestione. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 46439 del 21 novembre 2013, ha confermato la misure interdittive ai sensi della «231» a carico di un'impresa i cui vertici erano stati accusati per truffa aggravata ai danni dello stato, nell'ambito di un'inchiesta per finanziamenti pubblici illeciti. Ad avviso della seconda sezione penale, che ha confermato il verdetto del Tribunale del riesame di Cosenza, la semplice circostanza che gli amministratori indagati, abbiano dichiarato di dimettersi dalle loro funzioni, senza peraltro essere stati sostituiti, non costituisce, di per sé, sintomo del superamento delle circostanze che hanno dato origine alle condotte illecite. Infatti, ricordano i Supremi giudici, la valutazione della sussistenza delle esigenze cautelari che costituiscono, insieme al «fumus commissi delicti», il presupposto per l'applicazione delle misure cautelari interdittive a carico dell'ente, implica l'esame di due tipologie di elementi: la prima, di carattere oggettivo e attinente alle specifiche modalità e circostanze del fatto, può essere evidenziata dalla gravità dell'illecito e dalla entità del profitto; l'altra ha natura soggettiva e attiene alla personalità dell'ente, e per il suo accertamento devono considerarsi la politica di impresa attuata negli anni, gli eventuali illeciti commessi in precedenza e soprattutto lo stato di organizzazione dell'ente. Insomma per non incorrere nelle sanzioni interedittive la società avrebbe dovuto dimostrare un'autentica svolta nella gestione dell'intera attività, essendo le dimissioni dei manager insufficienti. Anche la Procura generale del Palazzaccio, nell'udienza svoltasi lo scorso 16 ottobre, ha chiesto al Collegio di legittimità di respingere il ricorso della difesa della società e di confermare le misure interdittive.
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