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Acquisto con carta di credito rubata non sfugge all'Iva

del 26/11/2013
di: Franco Ricca
Acquisto con carta di credito rubata non sfugge all'Iva
L'acquisto effettuato con la carta di credito rubata resta un'operazione valida agli effetti dell'Iva, essendosi realizzata una cessione dei beni il cui corrispettivo è stato pagato al cedente dalla società finanziaria emittente la carta.

Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue con la sentenza 21 novembre 2013, C-494/12, rispondendo alle domande che i giudici britannici avevano sollevato nell'ambito di una controversia fra una società commerciale e il fisco, avente a oggetto il rimborso dell'Iva sulle cessioni di beni il cui pagamento era stato effettuato dagli acquirenti mediante utilizzo fraudolento di carte di credito. Nonostante le imprese emittenti avessero accreditato il corrispettivo alla società, comprensivo dell'Iva, e si fossero astenute dall'esercitare azioni di regresso, la società aveva, infatti, chiesto al fisco la restituzione dell'imposta, sostenendo che, in casi simili, non sussiste una cessione di beni, operazione che la direttiva Iva definisce il «trasferimento del potere di disporre di un bene materiale come proprietario».

Riguardo a tale questione, nella sentenza la Corte ricorda anzitutto che, essendo il sistema dell'Iva basato sulla definizione uniforme delle operazioni imponibili, la nozione di cessione di beni non si riferisce al trasferimento di proprietà nelle forme previste dal diritto nazionale, ma comprende qualsiasi operazione di trasferimento di un bene materiale effettuata da una parte che autorizza l'altra parte a disporre di fatto di tale bene come se ne fosse il proprietario. Tale nozione ha carattere obiettivo e si applica indipendentemente dagli scopi e dai risultati delle operazioni di cui trattasi, senza che il fisco debba indagare per accertare la volontà del soggetto passivo. Pertanto, le operazioni controverse costituiscono cessioni di beni ai fini della direttiva Iva, essendo pacifico che la società fosse proprietaria dei beni ceduti e, quindi, fosse in grado di cedere agli acquirenti il potere di disporne. D'altro canto, la società ha ceduto volontariamente i beni agli acquirenti e non risulta che, nell'ambito di tali operazioni, sia stata compiuta una frode fiscale, essendo l'Iva stata regolarmente dichiarata e assolta.

In tale contesto, l'uso fraudolento di una carta di credito come strumento di pagamento non incide sulla qualificazione delle operazioni come cessioni di beni ai sensi della direttiva. Diversamente da quanto sostenuto dalla società, questo caso è diverso dal furto di merci, che la Corte ha dichiarato non costituire cessione di beni ai fini Iva, in quanto il furto non produce l'effetto di autorizzare il suo autore a disporre dei beni come se ne fosse proprietario. Inoltre, nel caso di furto non vi è alcun corrispettivo a favore della persona che ne è vittima, sicché manca anche il requisito dell'onerosità.

A quest'ultimo riguardo, un'altra questione posta alla Corte mirava a chiarire se i pagamenti effettuati dalle imprese emittenti le carte di credito a favore della società costituiscano un corrispettivo ai sensi della direttiva.

Sul punto, la Corte ricorda di avere chiarito che qualora l'acquirente paghi il prezzo della merce mediante carta di credito, sussistono due operazioni: la vendita della merce dal fornitore all'acquirente e la prestazione di servizi dall'emittente della carta nei confronti del fornitore. Quest'ultima prestazione consiste principalmente, ma non solo, nella garanzia di pagamento della merce acquistata con la carta. La circostanza che l'acquirente non abbia pagato direttamente al fornitore il prezzo pattuito e le modalità di pagamento nei rapporti tra acquirente e fornitore non possono incidere sulla base imponibile, la quale è costituita da tutto ciò che è versato al fornitore dall'acquirente o da un terzo. Pertanto, il fatto che il prezzo dei beni ceduti dalla società sia stato versato da terzi, ossia dall'emittente delle carte di credito, non significa che tale pagamento non costituisca il corrispettivo ottenuto dalla società per le cessioni dei beni.

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