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Compensazioni a rischio frode

del 26/11/2013
di: di Valerio Stroppa
Compensazioni a rischio frode
Allarme della Corte dei conti sulle compensazioni fiscali. La stretta operata nel biennio 2009-2010 ha portato all'erario risultati perfino superiori alle stime governative. Ma non basta. Rimane troppo forte il rischio di frodi, perpetrate attraverso l'utilizzo di falsi crediti fiscali. Il numero di istanze compensative e il loro peso economico si attesta infatti su dimensioni «ancora esuberanti». Se quindi da un lato vi sono importanti margini di recupero, dall'altro permangono «criticità sulle quali occorre intervenire tempestivamente per impedire evoluzioni conformi ai negativi esiti originati dall'iniziale assetto del dlgs n. 241/1997». A parlare è la sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni statali, che in un'ampia indagine ha analizzato i risultati del contrasto agli abusi nelle compensazioni d'imposta.

Un meccanismo che ha consentito negli anni ai contribuenti disonesti di sottrarre al fisco «decine di miliardi di euro». Un'anomalia, se confrontata a quanto avviene negli altri paesi europei, che è stata solo in parte sanata dal giro di vite apportato con i dl n. 78/2009 e n. 78/2010. Norme, queste ultime, che in ambito Iva hanno consentito di abbattere le compensazioni del 30% su base annua. Ma allo stato attuale «permangono condizioni idonee a mantenere e, con forti probabilità, alimentare forme trasgressive potenzialmente induttive di consistenti sottrazioni d'imposta». In particolare, i profili di debolezza individuati dalla magistratura contabile si registrano già ex ante alla pratica compensativa vera e propria: mancata autorizzazione della possibilità di compensare, sostanziale assenza di verifiche preventive da parte del fisco, automatismo del sistema e relatività delle garanzie offerte dai visti di conformità. Anche per quanto riguarda i controlli ex post, tuttavia, la Corte dei conti rileva «un'azione contenuta, che non appare commisurata alla dimensione reale del fenomeno trasgressivo». A ciò vanno aggiunte sanzioni «obiettivamente connotate da scarsa severità e di ridotta applicazione e, quindi, con effetti di limitata deterrenza». Tutte falle del sistema che si fanno più pericolose a causa della massificazione delle istanze.

Quali allora i possibili rimedi? Per esempio l'introduzione di fideiussioni e garanzie, al pari di quanto avviene per le istanze di rimborso Iva, assicurando «vincoli paritetici» tra le due modalità di recupero dei crediti. Altra soluzione il miglioramento della qualità dei visti di conformità, riconoscendo il potere di asseverazione a organismi appositamente individuati dall'Agenzia delle entrate. Non solo. Secondo la Corte dei conti va ripristinata la piena operatività dell'elenco clienti-fornitori: adempimento di fatto già rientrato nell'ordinamento a partire dal 2012 («spesometro»), ma il cui utilizzo «è stato nel tempo singolarmente oscillante». Tutte queste cautele dovrebbero riguardare i crediti superiori ai 15 mila euro, che nel 2011 valevano circa l'80% dei valori compensati (pur rappresentando, come numero di domande, il 7% delle istanze). Inoltre, la Corte propone l'estensione del visto di conformità per le compensazioni tra i 10 mila e i 15 mila euro.

Una raccomandazione viene rivolta infine ai verificatori (Agenzia entrate e Guardia di finanza), ai quali viene suggerita «una evoluzione ulteriore dell'attività ispettiva, sia in fase preventiva che repressiva, mirante a un'accentuazione degli effetti di deterrenza».

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