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Imu, rischio abolizione parziale

del 23/11/2013
di: di Sergio Trovato
Imu, rischio abolizione parziale
Abolizione della seconda rata Imu ma solo parziale. I titolari di immobili adibiti ad abitazione principale non dovrebbero passare alla cassa, entro il prossimo 16 dicembre, solo se i comuni non hanno aumentato le aliquote fissate nel 2012. In caso di aumento, infatti, la differenza del quantum dovuto dovrebbe essere a carico dei contribuenti. Inoltre, non dovrebbe più essere concesso l'esonero dal pagamento per i titolari di terreni agricoli e fabbricati rurali. Sono questi gli scenari che si potrebbero profilare se nel consiglio dei ministri di martedì prossimo il governo confermerà i contenuti della bozza di decreto-legge esaminata giovedì da palazzo Chigi (si veda ItaliaOggi di ieri). Dunque, nonostante manchino poco più di 20 giorni al fatidico appuntamento per il pagamento del saldo dell'imposta municipale, la cui scadenza è stabilita per il prossimo 16 dicembre, non si hanno ancora certezze neppure sull'esonero dal pagamento per gli immobili adibiti a prima casa. Anche per i titolari di questi immobili il beneficio è condizionato dalle scelte fatte dal comune sul cui territorio insistono i fabbricati. Nella versione attuale della bozza del dl l'abolizione dovrebbe essere limitata alla metà dell'imposta calcolata applicando aliquote e detrazioni stabilite dal comune nel 2012. Eventuali modifiche deliberate dalle amministrazioni locali avrebbero ricadute per i possessori di questi immobili, che sarebbero tenuti a versare la differenza d'imposta. La ratio della scelta legislativa è chiara ed è finalizzata a porre un freno agli aumenti delle aliquote rispetto all'anno precedente, che avrebbe consentito agli enti di innalzare la soglia del minor gettito e di ottenere un rimborso del tributo più elevato da parte dello stato. Per esempio, il comune di Milano per il 2013 ha deliberato un aumento dell'aliquota dal 4 al 6 per mille per le abitazioni principali rispetto al 2012. In questo caso è evidente che l'abolizione della seconda rata è parziale, perché i contribuenti dovrebbero versare la differenza del tributo dovuto.

La norma del dl limita, poi, limita il beneficio solo ad alcune tipologie di immobili per i quali era stato sospeso a giugno il pagamento dell'acconto dall'articolo 1 del dl 54/2013. Nello specifico, non sono più tenuti a pagare la seconda rata, nei limiti imposti dalla legge, gli immobili adibiti a abitazione principale e relative pertinenze. L'abolizione si estende agli immobili posseduti dai coniugi assegnatari, titolari ex lege del diritto di abitazione, e alle unità immobiliari possedute dal personale appartenente a Forze armate, Forze di polizia e vigili del fuoco. Sono sempre esclusi dal beneficio i fabbricati classificati nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9 (immobili di lusso, ville e castelli). Fruiscono dell'agevolazione anche le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibite a prima casa dei soci assegnatari, nonché a quelli assegnati da Iacp, Ater o da altri enti di edilizia residenziale pubblica.

Non dovrebbero invece essere esonerati dal pagamento della seconda rata i titolari di fabbricati rurali e terreni agricoli. Va ricordato che dal 2012 gli immobili adibiti ad abitazione di tipo rurale sono stati assoggettati al pagamento dell'Imu con aliquota ordinaria, a meno che non siano destinati a prima casa. Mentre è previsto un trattamento agevolato, con applicazione di un'aliquota ridotta del 2 per mille, per quelli strumentali. Fruiscono dell'esenzione solo i fabbricati strumentali ubicati in comuni montani o parzialmente montani indicati in un elenco predisposto dall'Istat. Sono considerati terreni agricoli, quelli utilizzati per l'esercizio dell'attività agricola, ovvero la coltivazione del fondo, la silvicoltura, l'allevamento animali e le attività connesse.

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