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Adozioni, anonimato cedevole

del 23/11/2013
di: di Antonio Ciccia
Adozioni, anonimato cedevole
Diritto di ripensamento per la mamma, che, alla nascita del figlio, sceglie di rimanere anonima.

Il figlio di madre che alla nascita ha chiesto di rimanere sconosciuta può chiedere al giudice di domandare alla madre stessa se intende revocare la dichiarazione. È quanto ha deciso la Corte costituzionale, con la sentenza n. 278 depositata il 22 novembre 2013, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 28, comma 7, della legge 184/1983.

La decisione

La disposizione (modificata dal codice della privacy) è stata bocciata nella parte in cui non prevede, attraverso un procedimento, stabilito dalla legge, che assicuri la massima riservatezza, la possibilità per il giudice di interpellare la madre, che abbia dichiarato di non voler essere nominata ai sensi dell'art. 30, comma 1, del decreto del presidente della Repubblica 396/2000, su richiesta del figlio, ai fini di una eventuale revoca di tale dichiarazione.

Secondo la Consulta bisogna dare alla madre una seconda chance e, quindi, l'opportunità di tornare sui propri passi. Altrimenti si viola il diritto alla personalità del figlio. L'incostituzionalità è stata ravvisata nell'irretrattabilità della opzione formulata al momento della nascita, che contrasta proprio con il diritto del figlio a conoscere le proprie origini (anche per motivi sanitari).

La fattispecie

Nel caso specifico una donna è venuta a sapere di essere stata adottata soltanto in occasione della procedura di separazione e divorzio dal marito. La donna ha riferito condizionamenti anche di ordine sanitario per effetto della mancata conoscenza della sua condizione: limite alle possibilità di diagnosi e cura per patologie richiedenti una anamnesi di tipo familiare.

Senza alcuna senso di rivalsa nei confronti della madre biologica, la donna ha chiesto al tribunale di conoscere le generalità della madre naturale. Il tribunale, da un lato, ha rilevato che la legge ammette la possibilità per l'adottato, che abbia compiuto i 25 anni, di accedere a informazioni riguardanti i propri genitori biologici, previa autorizzazione del tribunale per i minorenni; ma dall'altro lato questa possibilità è, invece, esclusa quando le informazioni si riferiscono alla madre che abbia dichiarato alla nascita di non voler essere nominata.

La via d'uscita

Lo stesso tribunale, nel sollevare la questione di costituzionalità, ha indicato la via di uscita per bilanciare i vari interessi: a fronte del diritto della madre all'anonimato, basta prevedere che, in presenza della richiesta del figlio, la madre sia posta in condizione di ribadire o meno la scelta fatta molti anni prima. D'altra parte è mutato anche il costume sociale e la nascita di un figlio fuori del matrimonio non è percepita come un disonore.

La Consulta ha accolto questo approccio e la disciplina è stata censurata per eccessiva rigidità.

Non appare ragionevole, si legge nella sentenza, che la scelta per l'anonimato necessariamente e definitivamente precluda la possibilità di rapporti relativi alla «genitorialità naturale»: la scelta di non essere nominata deve essere individuata come opzione eventualmente revocabile, in seguito alla iniziativa del figlio.

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