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Mediazione Solo 1.500 domande

del 22/11/2013
di: di Antonino D'Anna
Mediazione Solo 1.500 domande
La mediaconciliazione obbligatoria «reloaded» è stata per il momento un fallimento: solo 1.537 domande in tutta Italia, con punte in alcune regioni prossime allo zero. L'esatto contrario rispetto alle attese del ministero della giustizia che per il momento non ha visto numeri tali da giustificare la previsione di un milione di controversie in meno nei prossimi anni. Parola di Maurizio de Tilla, presidente Anai (Associazione nazionale avvocati italiani), che prende le mosse da questi dati per manifestare adesione e solidarietà ai giudici di pace che sciopereranno dal 25 novembre al 6 dicembre prossimo e al quale aderirà. E osserva che la previsione ministeriale sul boom deflattivo della mediaconciliazione, per adesso, si è rivelata quantomeno «incauta». Non è tutto: per de Tilla anche in questa versione «2.0» la mediaconciliazione obbligatoria è incostituzionale e contraria alla Convenzione europea dei diritti fondamentali, tanto che il presidente Anai dichiara: «Siamo in attesa dei primi provvedimenti di rimessione alla Consulta e alla Corte di giustizia. A nessun cittadino può essere precluso l'immediato accesso al giudice. La scelta di mediazione non può che rientrare nella facoltatività delle opzioni offerte a chi vuol far valere le proprie ragioni e i propri diritti».

I dati esposti da De Tilla sono eloquenti: i giudici di pace a oggi trattano e decidono oltre il 25% delle controversie in atto. E le competenze dei giudici di pace, dice: «Sono ulteriormente aumentate. Manca qualsiasi tutela previdenziale e la loro funzione non è compiutamente disciplinata sotto tutti gli aspetti». A questo si somma il progetto ministeriale «di ridimensionamento con la soppressione di circa 700 uffici sugli 846 esistenti». I giudici di pace si asterranno dal lavoro per la durata massima prevista dal Codice di autoregolamentazione. Vincenzo Crasto, presidente dell'Associazione nazionale giudici di pace (cfr. ItaliaOggi del 21 novembre) ha spiegato il perché di questa decisione: al centro della protesta dei giudici di pace c'è il mancato impegno del ministro della giustizia Annamaria Cancellieri a superare il regime delle proroghe, una maggiore continuità delle funzioni e una valorizzazione della categoria.

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