I dati esposti da De Tilla sono eloquenti: i giudici di pace a oggi trattano e decidono oltre il 25% delle controversie in atto. E le competenze dei giudici di pace, dice: «Sono ulteriormente aumentate. Manca qualsiasi tutela previdenziale e la loro funzione non è compiutamente disciplinata sotto tutti gli aspetti». A questo si somma il progetto ministeriale «di ridimensionamento con la soppressione di circa 700 uffici sugli 846 esistenti». I giudici di pace si asterranno dal lavoro per la durata massima prevista dal Codice di autoregolamentazione. Vincenzo Crasto, presidente dell'Associazione nazionale giudici di pace (cfr. ItaliaOggi del 21 novembre) ha spiegato il perché di questa decisione: al centro della protesta dei giudici di pace c'è il mancato impegno del ministro della giustizia Annamaria Cancellieri a superare il regime delle proroghe, una maggiore continuità delle funzioni e una valorizzazione della categoria.
