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Studi di settore, costa caro ignorare i questionari

del 22/11/2013
di: Debora Alberici
Studi di settore, costa caro ignorare i questionari
Legittimo l'accertamento induttivo emesso sulla base degli studi di settore per il solo fatto che il contribuente non ha esibito in sede di contraddittorio la contabilità con questionario. Per la Cassazione, ordinanza n. 26150 del 21 novembre 2013, la mancanza è talmente grave che l'atto impositivo può essere emesso anche in assenza di un vero scostamento dagli standard. La vicenda riguarda un lavoratore autonomo che era stato invitato in sede di contraddittorio a rispondere a un questionario sulla contabilità. Lui si era rifiutato. Così l'amministrazione finanziaria ha spiccato un avviso di accertamento con metodo induttivo. L'uomo lo ha contestato sostenendo che la sua contabilità era assolutamente regolare e che non c'era una grave incongruenza fra lo studio di settore e il reddito dichiarato.

La Ctp gli ha dato ragione annullando l'atto impositivo. Dello stesso avviso la Ctr che ha confermato il primo verdetto. A questo punto l'Agenzia delle entrate ha presentato ricorso in Cassazione e, questa volta, lo ha vinto: sul punto il Collegio di legittimità ha infatti chiarito che «in tema di accertamento delle imposte sui redditi, il comportamento del contribuente che ometta di rispondere ai questionari previsti dall'art. 32, n.4, del dpr n. 600 del 1973 e non ottemperi alla richiesta di esibizione di documenti e libri contabili relativi all'impresa esercitata, impedendo in tal modo, o comunque ostacolando, la verifica dei redditi prodotti da parte dell'ufficio, vale di per sé solo a ingenerare un sospetto sull'attendibilità di dette scritture, rendendo grave la presunzione di attività non dichiarate desumibile dal raffronto tra le percentuali di ricarico applicate e quelle medie del settore, e, conseguentemente, legittimo l'accertamento induttivo emesso su quella base dall'ufficio». Per la Suprema corte, dunque, quella commessa dal contribuente è una grave inadempienza.

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