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I giudici di pace in sciopero

del 21/11/2013
di: di Vincenzo Crasto presidente dell'Associazione nazionale giudici di pace
I giudici di pace in sciopero
La magistratura di pace associata ha proclamato l'astensione nazionale dal 25 novembre al 6 dicembre 2013. Lo sciopero è stato proclamato per la durata massima prevista dal Codice di autoregolamentazione, poiché i magistrati, donne e uomini delle istituzioni che amministrano giustizia da circa vent'anni, sono estremamente delusi dalla situazione venutasi a determinare in questi anni.

Nell'incontro del 17 luglio scorso il ministro assunse l'impegno di superare il regime delle proroghe per i giudici di pace, impegnandosi a garantire una maggiore continuità delle funzioni e a valorizzare i giudici di pace, ma a tale incontro non è stato dato alcun seguito. Oggi per la prima volta quasi tutti i magistrati di pace si ritrovano in proroga.

Registriamo una volontà punitiva nei confronti del giudice di pace, un magistrato di primo grado, appartenente all'ordine giudiziario, previsto espressamente dalla Carta costituzionale, (art. 116 Cost.), che le sezioni unite della Cassazione definiscono «a metà tra professionalità ed onorarietà (Cass. civ., sez. un., ord. 19 ottobre 2011, n. 21582). La Suprema corte ha definitivamente preso atto che il giudice di pace, con i suoi 2 milioni di procedimenti annui, è una realtà fondamentale per la giustizia che va oltre una mera dimensione onoraria.

La riforma tarda da oltre dieci anni e ciò risulta oltremodo intollerabile. I giudici di pace, forse unici lavoratori in Europa, non hanno goduto e non godono ancora oggi di alcuna tutela previdenziale e assistenziale, in caso di maternità, malattia e infortuni sul lavoro, né di ferie retribuite. In definitiva applicano il diritto, ma non hanno diritti.

Riteniamo che la volontà punitiva risulti altresì evidente ove si abbia riguardo alla disparità di trattamento rispetto ai magistrati tributari, giudici speciali e onorari, e i giudici onorari minorili per i quali, senza necessità di alcun confronto particolarmente lacerante, rispettivamente nel 2005 e nel 2010 è stata prevista la pura e semplice stabilizzazione. Anche per i conciliatori non si è mai neppure posto il tema di un limite di durata.

L'attuale status giuridico-economico dei magistrati di pace è in patente contrasto con la Carta costituzionale, le direttive comunitarie in materia di trattamenti riservati ai giudici onorari, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, la Carta di Strasburgo e con la raccomandazione del 17 novembre 2010 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa Cm/Rec (2010)12.

Le assicurazioni ricevute dal ministro nell'incontro del luglio scorso circa l'esigenza di garantire la continuità del servizio dei giudici di pace si sono risolte in una mera proroga di un anno inserita in un contesto legislativo, il disegno legge di stabilità, che pure presenta provvedimenti di lungo respiro e che avrebbe consentito, quanto meno, un mandato quadriennale per i giudici di pace in servizio, come già avvenuto nel 2005 per i giudici di prima nomina. Peraltro un provvedimento più coraggioso sarebbe stato possibile, essendo già prevista la copertura finanziaria nel decreto del ministero dell'Economia e delle Finanze n.111878 del 31 dicembre 2012. Per il ministero della giustizia il citato provvedimento legislativo prevede al capitolo di spesa n. 1362 (spese obbligatorie) lo stanziamento per le «indennità da corrispondere ai giudici di pace, ai giudici onorari aggregati, ai giudici onorari di tribunale ed ai vice procuratori onorari comprensive degli oneri sociali e dell'Irap a carico dello stato»; la cifra stanziata per il triennio 2013-2015 è pari a 145.718.734,00 per ciascun anno, per cui la copertura finanziaria relativa ad una previsione legislativa di proroga fino al 31 dicembre 2015 per la magistratura di pace è già esistente.

A breve verranno soppressi poco meno di 700 uffici del gdp sugli 846 esistenti, ma responsabilmente mai abbiamo protestato, anzi abbiamo tentato di fornire un contribuito, per esempio ipotizzando il mantenimento degli uffici del giudice di pace dove esistevano le soppresse sezioni distaccate di tribunale, di cui però non si è tenuto alcun conto. La scadenza del mandato di tutti i giudici di pace in servizio nei prossimi mesi e la concomitante revisione della geografia giudiziaria con la eliminazione di moltissimi uffici pone, senza la previsione della permanenza stabile in servizio dei giudici di pace, gravissimi e immediati problemi sulla funzionalità ed efficienza degli uffici, a serio rischio di paralisi.

Le proroghe annuali che avevano un senso quando riguardavano i giudici di prima nomina, molto più anziani vanno superate, a imporlo è la rinnovata composizione del corpo dei giudice di pace: 40/50enni che schiacciati dal peso di mille procedimenti pro capite sono stati costretti ad abbandonare la professione forense.

Proponiamo un sistema eminentemente meritocratico, con una valutazione quadriennale sulle modalità di esercizio dell'attività giurisdizionale da parte del Csm e dei consigli giudiziari, rimuovendo il limite dei tre mandati quadriennali. Peraltro la Corte di cassazione in una recente sentenza del 2011 ha stabilito che non solo la nomina dei giudici di pace avviene attraverso un concorso, ma che anche le procedure di conferma quadriennale hanno natura paraconcorsuale.

Tale previsione consentirebbe allo stato di non disperdere professionalità formatesi in vent'anni di esercizio di funzioni giurisdizionali, di risparmiare milioni di euro per concorsi e formazione obbligatoria ed evitare disparità di trattamento tra i primi magistrati entrati in servizio nel 1995 e quelli che li hanno seguiti nel 2002: primi sono in servizio da vent'anni, i secondi scadrebbero dopo dodici anni.

Riteniamo che la carenza di copertura previdenziale meriti una soluzione con la massima urgenza anche al fine di evitare al nostro paese prevedibili sanzioni in sede di giustizia europea, che avrebbe costi assolutamente irrisori, pari a 9/10 milioni di euro, che potrebbero essere coperti attraverso la riduzione del numero dei giudici in pianta organica dagli attuali 4.690 fino a 2.500/3.000. Attualmente in servizio vi sono poco più di 2.000 giudici di pace.

In ordine alla riforma che tarda ad arrivare da oltre dieci anni, i giudici di pace da anni si vedono costretti a fare i conti con il progetto di legge Caliendo, una proposta ormai datata, da noi ritenuta inemendabile, che non può costituire una base di partenza accettabile, trattandosi del progetto dal carattere maggiormente punitivo per i giudici di pace. Il progetto in questione sancirebbe la fine di una magistratura efficiente, in quanto aggraverebbe una già intollerabile condizione di precarietà, non affrontando in alcun modo i reali problemi, in primis la carenza di coperture previdenziali e assistenziali. Infine sancisce la scomparsa della figura del magistrato di pace sostituendola con la più anonima figura di magistrato onorario (art. 26): ciò contrasta in maniera macroscopica con il dettato costituzionale (art. 116 Cost.) e si pone in aperto contrasto con le proposte contenute proprio nella relazione conclusiva del gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali (i cosiddetti Saggi) istituito il 30 marzo dal presidente della repubblica, di cui facevano parte due autorevoli ministri dell'attuale governo (Mauro e Quagliariello), che, in specie per la giustizia civile, prevede l'ampliamento delle funzioni dei magistrati di pace, sgravando i magistrati di carriera da compiti di giustizia «minore.

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