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Il ddl svuota-province produce risparmi irrisori

del 21/11/2013
di: Simona D'Alessio
Il ddl svuota-province produce risparmi irrisori
Quando si parla di sprechi, le province non meritano di stare sul «banco degli imputati»: se, infatti, le amministrazioni che s'intende abolire spendono in media 10 miliardi di euro, lo stato centrale grava per 562 e le regioni per 66. E il riordino, contenuto nel disegno di legge del ministro Graziano Delrio, all'esame di Montecitorio (AC 1542), rischia, invece di abbattere i costi, di ampliarli, trasferendo le funzioni (dall'edilizia scolastica alla viabilità, dai trasporti alla formazione professionale) a organismi «meno efficienti», ovvero gli enti intermedi. L'analisi arriva da economisti e docenti universitari, riuniti all'Ara pacis, a Roma, dall'Unione delle province italiane (Upi) e dalla fondazione Manlio Resta: la vera partita, dichiara Attilio Celant (La Sapienza), deve essere giocata «sullo snellimento delle procedure, sulla drastica semplificazione burocratica», nonché sul «rilancio degli investimenti per accrescere la competitività del territorio e dei sistemi locali». La spinta federalista, s'inserisce Paolo Savona (Luiss), finalizzata alla razionalizzazione della spesa e alla democratizzazione delle scelte, «non ha dato i frutti sperati e ha finito col penalizzare le province, che pure presentano i minori costi della politica» (1,8 euro pro capite investiti per gli organi elettivi, al confronto con i 9,4 dei comuni e i 14,2 delle regioni). Nel contesto, poi, dei vincoli di bilancio Ue quelli che si vorrebbero sopprimere si rivelano essere gli enti maggiormente virtuosi: fra il 2008-12 hanno, infatti, ristretto le uscite del 21,3% contro il 4,5% dei comuni e il 4,2% delle regioni. E ancora, il costo medio del personale delle amministrazioni regionali è pari a 58 mila 241 euro per impiegato e di 41 mila 949 per uno provinciale. E mentre il numero uno dell'Upi, Antonio Saitta, ribadisce di confidare in uno stop al ddl Delrio spunta un emendamento del governo alla legge di Stabilità che per evitare le elezioni nelle province in scadenza dispone il commissariamento degli enti che andranno in scadenza naturale tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2014 e di quelli in cui la legislatura dovesse finire anticipatamente.

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