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Rimborsi Imu, sindaci in rivolta

del 21/11/2013
di: di Francesco Cerisano
Rimborsi Imu, sindaci in rivolta
Sindaci sull'orlo di una crisi di nervi per i rimborsi Imu. L'incontro in via XX Settembre tra la delegazione dell'Anci e i vertici del ministero dell'economia (il ministro Fabrizio Saccomanni, il viceministro Stefano Fassina e il sottosegretario Pier Paolo Baretta) ha confermato i timori della vigilia (si veda ItaliaOggi di ieri). E cioè che non ci sono risorse sufficienti per accogliere le richieste dei comuni di incassare i rimborsi della seconda rata Imu calcolati sulle aliquote 2013 in molti casi più elevate di quelle del 2012. Il Mef ha ribadito che fino ad ora, tra maxi acconti fiscali e rivalutazione delle quote di Bankitalia, la copertura si ferma a quota 2 miliardi. Una cifra che taglierebbe fuori non solo la possibilità di pagare le maggiori compensazioni ai sindaci (secondo l'Anci basterebbero 500 milioni, ma la cifra potrebbe essere superiore visto che i bilanci degli enti locali non sono ancora chiusi), ma anche l'esonero dal pagamento dell'Imu su terreni e fabbricati agricoli (325 milioni) che dunque, dopo aver evitato la prima rata di giugno, potrebbero tornare alla cassa (anche se il ministro dell'agricoltura Nunzia De Girolamo tenterà in extremis di scongiurare questa ipotesi). Il decreto legge sulla cancellazione della seconda rata dell'Imu prima casa, che andrà oggi sul tavolo del consiglio dei ministri assieme al dl su Bankitalia, sarà dunque meno generoso del previsto. Ma il problema non è solo di soldi. Il Mef ne fa anche una questione di principio. I sindaci erano stati ammoniti dal governo (il ministro Graziano Delrio si era espresso chiaramente in tal senso all'indomani del pagamento della prima rata) a evitare aumenti di aliquota dell'ultima ora al solo scopo di ottenere rimborsi più ricchi dall'erario. Ma che si sarebbe trattato di un appello destinato a cadere nel vuoto lo si è subito capito quando il comune di Milano nel giro di pochi giorni ha ritoccato due volte l'aliquota dell'Imu prima casa (dallo 0,4 allo 0,575% e successivamente fino allo 0,6%) col dichiarato intento di intascare più soldi dallo stato.

La chiusura del governo non è stata presa bene dai sindaci. «Ci sentiamo presi in giro», ha dichiarato il presidente di Anci Lombardia e sindaco di Varese, Attilio Fontana, che è arrivato a chiedere ai colleghi gesti eclatanti come la mancata approvazione in massa dei bilanci. Ma il presidente dell'Anci, Piero Fassino, non si rassegna e va all'attacco. «I rimborsi devono tenere conto delle aliquote già adeguate da un certo numero di comuni», ha ripetuto. Mentre sulla copertura della service tax (Trise), introdotta dalle legge di stabilità 2014, l'Anci ritiene insufficiente il miliardo di euro stanziato dal governo e ne chiede 1,5 in più. «L'attuale meccanismo con l'aliquota massima sulla prima casa al 2,5 per mille e la possibilità di incrementare la tassa sulla seconda casa di un punto per mille», spiega Fassino, «non garantisce tutta la copertura di ciò che i comuni avrebbero introitato con Tares e Imu. Chiediamo pertanto che sia colmato questo delta, che per noi è di 1,5 miliardi, necessario a coprire detrazioni e gettito delle aliquote».

Chi la spunterà in questo braccio di ferro sull'Imu? L'impressione è che alla fine le parti potranno accordarsi per una soluzione di compromesso (si veda ItaliaOggi di ieri) che consenta agli enti di accertare convenzionalmente in bilancio i rimborsi con aliquota 2013 (anche se gli importi erogati dal Mef saranno inferiori) in attesa di ricevere la differenza nel 2014. Nel frattempo i comuni potranno chiedere anticipazioni di cassa per l'importo corrispondente, in modo da far quadrare cassa e competenza. Si tratta tuttavia di una soluzione che, per quanto discussa nel corso della riunione al Mef, fino a ieri sera non era ancora stata inserita nel testo del decreto legge. Sarà quindi il cdm di oggi a decidere. Mentre trova conferma la possibilità di variare il bilancio fino al 15 dicembre per aggiornare i preventivi ai rimborsi Imu. Su proposta del Viminale, il Mef ha deciso di inserire nel dl questa deroga specifica, vista l'incertezza sull'entità delle compensazioni destinata a sciogliersi solo a ridosso della scadenza dei bilanci.

Pagamento seconda rata. Chi dovrà pagare la seconda rata Imu entro il 16 dicembre (seconde case, capannoni, prime case di lusso) non ha ancora certezze sulle modalità di versamento. In attesa di conoscere il parere del Viminale, il ministero dell'economia ha rinviato a oggi la risposta alla risoluzione dei deputati Pd Gian Mario Fragomeli e Marco Causi che in commissione finanze alla camera avevano chiesto al governo di riconoscere un pagamento in due tranche (50% dell'Imu 2012 entro il 16/12 e conguaglio a giugno 2014) per i contribuenti dei comuni che non hanno pubblicato sul proprio sito le delibere con le nuove aliquote entro la giornata di ieri, sfruttando la proroga al 9 dicembre. Una dead line troppo vicina (solo cinque giorni lavorativi) al pagamento della seconda rata che rischia di mandare in tilt i calcoli dei contribuenti e dei professionisti che li assistono. Tanto che anche le Associazioni sindacali dei commercialisti (Adc, Aidc, Anc, Andoc, Unagraco, Ungdcec, Unico) in un comunicato congiunto diffuso ieri si sono associati alla richiesta di proroga.

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