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Ritenute a scomputo facilitato

del 20/11/2013
di: di Fabrizio G. Poggiani
Ritenute a scomputo facilitato
Ritenute d'acconto scaricabili, anche se non versate. Per il relativo scomputo dalle imposte dovute non è necessario che il sostituto abbia effettivamente eseguito il versamento, giacché la certificazione e la documentazione (fattura e contabili bancarie), fornita all'amministrazione finanziaria, «liberano» il professionista o l'impresa sostituiti. Così la Fondazione accademia romana di ragioneria «Giorgio Di Giuliomaria», che ha chiarito, con la nota operativa n. 13/2013, il comportamento da tenere per il corretto scomputo delle ritenute di acconto da parte di lavoratori autonomi o delle imprese operanti in determinati comparti (appaltatrici dei condomini).

Come prescritto dall'art. 22, dpr 917/1986 (Tuir), il contribuente (sostituito) può scomputare, dalle imposte dovute, le «ritenute d'acconto operate». Sulla detta indicazione, sia l'Agenzia delle entrate sia la giurisprudenza, di merito e di legittimità, si sono più volte pronunciate, soprattutto a proposito della necessità che il sostituto (colui che paga il compenso o il corrispettivo) abbia «effettivamente» eseguito il versamento della ritenuta e sulla validità dei documenti sostitutivi. In effetti, le disposizioni contenute nell'art. 22 citato sembravano far propendere, almeno in prima analisi, per lo scomputo delle ritenute d'acconto quando le stesse fossero state anche effettivamente versate, ma l'indicazione citata («operate»), al contrario, fa pensare alla possibilità di scomputare le stesse, ancorché non versate dal sostituto, se eseguite nell'ambito del pagamento. Per semplicità: se a fronte del pagamento di una fattura di euro 1.000, fosse stata indicata una ritenuta per 200 e il debitore avesse onorato la propria obbligazione pagando al professionista il netto (800), «letteralmente» lo scomputo si riteneva possibile, poiché il sostituto ha, di fatto, operato la ritenuta, pagando al percipiente il netto. Di conseguenza, il sostituito deve essere in grado di provare che la ritenuta è stata effettivamente trattenuta, conservando la certificazione dei compensi, di cui all'art. 4, dpr 322/1998, poiché l'amministrazione finanziaria può escludere, in tutto o in parte, lo scomputo in assenza delle certificazioni richieste ai contribuenti. La certificazione deve contenere alcuni dati (identificativi del sostituto e del percipiente, ammontare delle somme corrisposte e ritenute operate) e, in assenza del rilascio, ma si ritiene anche in caso di tardato invio (oltre il 28 febbraio), il sostituto è soggetto alla sanzione amministrativa da 258 a 2.065 euro. Nonostante l'obbligatorietà indicata e la sanzione pendente in caso di mancata emissione, succede più spesso di quello che si pensi che il sostituito non riceva le certificazioni, con la beffa di aver incassato il netto e di non poter scomputare, a norma di legge, le ritenute di fatto operate. Per ovviare, l'Agenzia delle entrate ha riconosciuto l'equipollenza di documenti diversi alla certificazione richiesta dal citato art. 4, dpr 322/1998. Pertanto, il documento di prassi richiamato ha riconosciuto la validità, in alternativa delle certificazioni tipiche (unica per il periodo d'imposta o singola per ogni prestazione), della fattura abbinata alla documentazione proveniente da banche o altri intermediari finanziari, idonea a provare il pagamento del compenso (o corrispettivo) netto, accompagnata da una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, con cui il contribuente attesta il pagamento netto. La conseguenza è che l'amministrazione finanziaria subordina lo scomputo delle ritenute subite alla presentazione di una documentazione diversa dalle certificazioni previste, se prodotta da soggetti terzi come la banca o l'intermediario finanziario. In aggiunta, è possibile utilizzare le lettere emesse dal sostituto in accompagnamento al pagamento, con l'ulteriore vantaggio, in tal caso, che il sostituito non deve attendere il termine del 28 febbraio per la verifica. Sul punto, da un lato la Cassazione (sent. n. 14033/2006) ritiene che lo scomputo delle ritenute resta subordinato al versamento effettivo della ritenuta; dall'altro il Notariato si è allineato alla tesi dell'amministrazione finanziaria (studio n. 192-2007/T).

Concludendo, si ritiene che il presupposto per lo scomputo è che il sostituto abbia operato (e non versato) la ritenuta, giacché il percipiente, in caso contrario, subirebbe un'iniqua doppia tassazione, all'atto del pagamento e nel momento del recupero da parte dell'amministrazione finanziaria, in palese contrasto con la normativa tributaria che vieta una doppia tassazione del medesimo reddito.

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