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Indennità, gli errori passati diventano crediti d'imposta

del 19/11/2013
di: Norberto Villa
Indennità, gli errori passati diventano crediti d'imposta
Errori del passato trasformati automaticamente in crediti d'imposta. Questa una possibile conseguenza dell'applicazione congiunta di due prese di posizione della prassi, contenute nelle circolari nn. 31/E e 33/E del 2013.

Le posizioni dell'Agenzia Nella circolare 33/E dello scorso 8 novembre l'Agenzia delle entrate, mutando il proprio orientamento, ha detto la parola fine sulla questione della deducibilità degli accantonamenti per l'indennità di clientela dovuta nel caso di interruzione del rapporto di agenzia. Ciò che qui rileva è che la posizione che riconosce la deducibilità in base al principio di competenza (in accordo con l'orientamento ormai consolidato della cassazione) giunge dopo che nella circolare 42/E del 2009 la prassi ne aveva sostenuta una diversa e opposta, ovvero quella che richiedeva il pagamento dell'indennità quale elemento decisivo per ammetterne la deducibilità (principio di cassa). D'altra parte non è la prima volta che sul punto l'Agenzia mostra qualche perplessità. Basti ricordare che prima della circolare 42/E sopra richiamata con la risoluzione 59/E del 2004 si era invece già sostenuta la deducibilità in base al principio di competenza

I rimedi. Le incertezze legate a questa materia hanno reso possibili i più disparati comportamenti dei contribuenti. Tra questo si evidenzia quello dei contribuenti che per adeguarsi alle indicazioni della prassi prima dell'ultima circolare 33/E hanno imputato a conto economico le quote di indennità senza però dedurle, rimandando ciò al momento di effettivo pagamento dell'incasso. La lettura dell'ultima circolare rende evidente come tale comportamento non sia stato corretto, ma immediatamente apre il dubbio di come sia possibile recuperare tale errore. La soluzione che era stata dettata dalla risoluzione 59/E (che per materia, presa di posizione e contesto della prassi precedente è assolutamente identica all'ultimo intervento di prassi) era la seguente: «nell'ipotesi in cui gli accantonamenti degli esercizi precedenti non sono stati dedotti fiscalmente, in quanto ripresi a tassazione con una variazione in aumento in sede di dichiarazione, l'intera indennità effettivamente liquidata sarà fiscalmente deducibile attraverso una variazione in diminuzione ai sensi dell'art. 109, comma 4, lettera a), del Tuir».

Una soluzione alternativa. Ci si chiede però se una soluzione alternativa non sia quella di consentire una correzione automatica da parte del contribuente mediante il meccanismo disegnato dalla circolare 31/E per la correzione a favore di errori sulla competenza. Nella sostanza il contribuente dovrebbe poter riliquidare autonomamente la dichiarazione relativa all'annualità in cui non ha dedotto l'accantonamento (imputato però a conto economico) riportando il risultato nelle annualità successive, fino all'annualità emendabile. Per tale ultima annualità dovrebbe poi presentare dichiarazione integrativa in cui far confluire le risultanze delle precedenti riliquidazioni dallo stesso autonomamente effettuate. Ciò permetterebbe di far sorgere dei crediti d'imposta immediatamente spendibili dopo la presentazione della rettificativa. È vero che il meccanismo descritto dalla circolare 31/E ha come finalità quella di evitare una doppia tassazione che (forse) tecnicamente nell'ipotesi considerata non si è ancora verificata. Ma considerato che esplicitamente la circolare 31/E introduce questa procedura «in applicazione del principio di capacità contributiva di cui all'art. 53 della Costituzione, di buona fede e leale collaborazione di cui all'art. 10 della legge 27 luglio 2000, n. 212» si può ritenere che gli stessi possano supportare l'applicazione del meccanismo anche nel caso di specie. Per di più considerando che tale comportamento nulla toglie ai poteri di controllo dell'amministrazione, in quanto i termini per l'accertamento relativamente a quanto emendato decorrono dalla presentazione della rettificativa, si ritiene possibile che il contribuente che negli anni passati non avesse dedotto l'indennità possa ora porre rimedio con la presentazione di una dichiarazione integrativa a favore.

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