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L'occhio del fisco sui compensi

del 16/11/2013
di: di Duilio Liburdi
L'occhio del fisco sui compensi
L'amministrazione finanziaria può sempre sindacare il compenso erogato all'amministratore nel momento in cui ritiene, di fatto, che questa figura sia assimilabile all'imprenditore. In linea, peraltro, con l'interpretazione fornita nei più recenti documenti di prassi che trovano un ulteriore riscontro nella pronuncia della Cassazione. Il punto, quindi, non è il principio della deducibilità del compenso in questione quanto il comportamento che di fatto viene rilevato non tenendo conto, peraltro, della complessiva tassazione che ricade sulla persona fisica. Sono queste alcune delle riflessioni che possono essere formulate sulla base della lettura della sentenza n. 25572 del 14 novembre (si veda ItaliaOggi di ieri) che ha riproposto il tema della deducibilità dei compensi pagati agli amministratori. Tema che, alla luce della risoluzione n. 113 del 31 dicembre 2012 sembrava in qualche modo risolto quantomeno nelle sue linee essenziali. A ben guardare, però, la pronuncia della Corte si pone in linea proprio con le indicazioni dell'amministrazione finanziaria.

Le indicazioni della Cassazione. Nell'ultima decisione, solo apparentemente identica a quella che aveva suscitato molte polemiche (n. 18702 del 13 agosto 2010), si ribadisce come non si stia parlando del concetto di deducibilità dei compensi pagati agli amministratori in quanto tale. Ciò in quanto, ai fini Ires, questo è un concetto assolutamente acquisito attraverso la previsione di cui all'articolo 95 del Tuir. Il punto è, in realtà, un altro e cioè la sovrapponibilità della figura dell'amministratore con quella dell'imprenditore dalla quale discende l'indeducibilità del compenso pagato a tale figura imprenditoriale. In questo vi è l'identità con la sentenza del 2010 mentre, il profilo differenziale è rappresentato dall'applicabilità di questo principio a prescindere dal periodo di imposta in cui si verifica l'evento. Come si ricorderà, a commento della sentenza del 2010, infatti, si era parlato di principio inapplicabile successivamente al periodo di imposta 2003 mentre, nella nuova pronuncia, tale principio è appunto esteso anche ai periodi di imposta successivi. Ciò posto, come detto, il punto essenziale della decisione è proprio questo: quando la figura dell'amministratore coincide con quella dell'imprenditore, vi è una indeducibilità del compenso pagato.

Le indicazioni dell'agenzia. Il problema in questione era stato affrontato dall'amministrazione finanziaria con la risoluzione n. 113 del 31 dicembre 2012. Nel documento di prassi l'Agenzia delle entrate, dopo avere illustrato la disciplina della deducibilità dei compensi agli amministratori sia nel regime anteriore a quello del 2004 che a far data dal 2004 aveva comunque osservato come, in sede di attività di controllo, l'amministrazione finanziaria può disconoscere totalmente o parzialmente la deducibilità dei componenti negativi come compensi amministratore in tutte le ipotesi in cui i compensi stessi appaiono insoliti, sproporzionati ovvero strumentali al conseguimento di indebiti vantaggi. In queste ipotesi, dunque, si manifestava il pensiero dell'Agenzia delle entrate in tema, sostanzialmente, di anti economicità. Ed è anche questo il punto ripreso dalla Corte di Cassazione di qualche giorno fa, cioè quello del comportamento anti economico.

La valutazione sulla tassazione complessiva. Una ulteriore riflessione deve essere formulata in relazione all'analisi della tassazione complessiva del fenomeno analizzato dalla Corte. Dando per assodato un risparmio Ires in capo alla società che paga il compenso, si deve anche avere rilievo al fatto che quel compenso viene assoggettato a tassazione Irpef in capo al percettore generando un livello di tassazione «complessiva» estremamente elevato. Da un punto di vista di principio non appare comunque possibile parlare di doppia tassazione in quanto, se un componente viene ritenuto indeducibile nella determinazione del reddito di impresa non per questo lo stesso diviene non tassabile ai fini Irpef nel momento in cui rappresenta un arricchimento proprio per la persona fisica. In mancanza, peraltro, di una norma che «riqualifichi» l'amministratore come imprenditore individuale. C'è inoltre da dire come appare anche difficile la strada della richiesta di rimborso da parte della persona fisica dell'imposta personale pagata proprio in ragione della asserita indeducibilità del componente negativo in capo alla società di capitali in quanto, come accennato, vi è una sostanziale autonomia dei diversi presupposti impositivi nei diversi comparti. Se dunque da un punto di vista «sostanziale» la tassazione è estremamente onerosa, il concetto giuridico non appare uniformarsi a quello sostanziale, fermo restando che il tema della deducibilità dei compensi agli amministratori continua ad essere un tema estremamente delicato e complesso e che, per certi versi, non appare mai giungere ad un punto definitivo.

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