Consulenza o Preventivo Gratuito

Dirigenti p.a., l'Italia è al top

del 15/11/2013
di: Pagina a cura di Beatrice Migliorini
Dirigenti p.a., l'Italia è al top
I dirigenti della pubblica amministrazione italiana guadagnano il triplo rispetto a quelli dei paesi Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Mediamente, infatti, i manager della p.a. italiana ricevono uno stipendio di 650 mila dollari, poco meno del doppio di ciò che viene elargito ai dirigenti della p.a. in Nuova Zelanda che, mediamente, hanno uno stipendio di 397 mila dollari. Non stupisce quindi il fatto che le misure di austerità adottate da molti paesi dopo la crisi abbiano fatto crollare del 5% (dal 45% al 40%) l'indice di fiducia dei cittadini nei confronti dei loro governanti. Senza contare, infine, che l'Italia, tra i paesi Ocse, è quella con i tempi della giustizia più lunghi (600 giorni per un processo) e che, insieme a Messico, Grecia e Turchia, deve lavorare di più per migliorare nell'applicazione delle leggi. Questi i dati resi noti, ieri, dall'organizzazione di Parigi a seguito della pubblicazione del rapporto Government at a glace 2013.

Il problema stipendi. Dall'analisi condotta è, quindi, emerso come, dopo Italia e Nuova Zelanda, tra i paesi Ocse dove i dirigenti della p.a. vengono maggiormente pagati, ci siano solo i dirigenti della Gran Bretagna con 348 mila dollari di stipendio, Stati Uniti con 275 mila dollari, Francia 260 mila e Germania con 231 mila dollari.

In particolare, per quel che riguarda la situazione italiana, dall'analisi condotta è emerso come, nonostante esista una norma di legge che prevede espressamente che «gli stipendi dei dirigenti della pubblica amministrazione, dal 2012, non possono superare il tetto dei 302.937 euro, ovvero il tetto dello stipendio percepito dal primo presidente della Corte di cassazione, tale norma non trovi l'applicazione che merita.

Non ha tardato, però, ad arrivare, attraverso una nota del dipartimento della funzione pubblica, la risposta ai dati diffusi dall'Ocse. «La rilevazione è stata compiuta su solo sei ministeri, quelli comuni fra tutti i paesi europei», ha spiegato il dipartimento, «i valori più alti sono riferiti a casi molto limitati relativi a posizioni di vertice mentre, per quanto riguarda le altre categorie dirigenziali, i dati sono nella media dei paesi Ocse». Pochi casi, quindi, ma pur sempre esistenti.

Il dipartimento ha poi precisato come «nel calcolo della retribuzione lorda del dirigente, sono stati inclusi inoltre i contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro che, in Italia, sfiorano il 40%», ha sottolineato la Funzione pubblica, «fermo restando, poi, che i dati risalgono alle retribuzioni del 2011 e che, quindi, non possono essere comprensivi degli interventi legislativi adottati successivamente, in particolare, della disposizione che prevede il tetto dei 302.937 euro la cui applicazione è sottoposta al controllo della Corte dei conti».

Le misure di austerità.Con l'avanzare della crisi i governi fanno sempre più fatica a mobilitare il sostegno della popolazione per le necessarie riforme. A dimostrarlo, il fatto che, l'indice di fiducia dei cittadini nei confronti del loro governanti, dal 2007, è crollato di un punto percentuale l'anno, passando dal 45% al 40%.

Tra i paesi dove il tasso di fiducia è inferiore ai livelli italiani, dopo Ungheria e Repubblica Ceca, compaiono economie sviluppate con bassi tassi di disoccupazione come Australia, Corea del Sud e Giappone, dove meno del 20% dei cittadini ha fiducia nel proprio governo. Solo in Cina e Indonesia l'indice di fiducia raggiunge i due terzi della popolazione.

Ancora più negativa, poi, la situazione per quel che riguarda i partiti politici. Solo il 21% dei cittadini dell'area Ocse si fida dei partiti politici. L'Italia, in particolare, con il 12% dei cittadini che hanno espresso fiducia nei confronti dei partiti, è quintultima, prima di Portogallo, Slovenia, Grecia e Spagna. A salire sul podio con la medaglia d'oro, invece, il Lussemburgo dove il 62% dei cittadini ha fiducia nei partiti politici, a cui fanno seguito Svezia, Finlandia e Austria assestate intorno al 50%.

Il problema giustizia. A completare il quadro, è arrivata, poi la questione giustizia. Dall'analisi condotta è emerso come l'Italia, con una durata media di 600 giorni per processo, è il paese dell'aerea Ocse con i tempi della giustizia più lunghi. A questo, però, si aggiunge il fatto che, insieme a Messico, Grecia e Turchia, è il paese che più deve migliorare nell'applicazione delle leggi, senza contare che, comunque, resta uno dei paesi dove, per i cittadini, è più difficile avere accesso alla giustizia civile. Per quel che riguarda i tempi dei processi, l'Ocse ha rilevato come, i tribunali più rapidi, invece, si trovano in Corea del Sud, Austria e Giappone, dove, mediamente i processi durano 100 giorni. Da notare però, come Tokyo sia anche al vertice della classifica relativa all'ammontare delle maggiori spese legali.

© Riproduzione riservata

vota