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Gli atti notori sono elemento indiziario

del 12/11/2013
di: di Maurizio Villani
Gli atti notori sono elemento indiziario
Gli atti notori, pur non costituendo prova decisiva, devono essere tenuti presenti dal giudice come elemento indiziario, da valutare insieme agli altri elementi, come le presunzioni, la documentazione acquisita, le eventuali movimentazioni finanziarie, la mancata contestazione dell'Amministrazione finanziaria. È questo l'orientamento adottato dalla Corte di cassazione, a partire dalla sentenza n. 18/2000 per finire a pronunce più recenti (n. 7707/2013). Nel processo tributario, infatti, stante il divieto della prova testimoniale previsto dall'art. 7 del dlgs n. 546 del 31/12/1992, si è sempre posto il problema dell'ammissibilità o meno degli atti notori di terzi, nonché la loro validità ai fini delle decisioni. A tal proposito, la Cassazione ha ribadito che, nel processo tributario, fermo restando il divieto di ammissione della prova testimoniale, il potere di introdurre dichiarazioni rese da terzi in sede extra processuale, con il valore probatorio proprio degli elementi indiziari, i quali, mentre possono concorrere a formare il convincimento del giudice, non sono idonei a costituire da soli il fondamento della decisione (Corte costituzionale, sent. n. 18 del 21/1/2000), va riconosciuto non solo all'Amministrazione finanziaria, ma anche al contribuente. Dandosi così concreta attuazione ai principi del giusto processo (art. 111 della Cost.), per garantire l'effettivo principio «della parità delle armi processuali» nonché l'effettività del diritto di difesa (Cass. n. 4269/2002; n. 11785/2010; n. 7707/2013). Infatti, nel processo tributario vige il principio di non contestazione (art. 115 c.p.c., la cui applicazione non è esclusa dal rito tributario), per cui, se l'ufficio costituito in giudizio non contesta il contenuto della dichiarazione, resa dal terzo, i fatti ivi riportati devono ritenersi per provati. In ogni caso, il giudice è sempre tenuto a motivare l'eventuale inutilizzabilità delle dichiarazioni del terzo in osservanza del principio della parità delle parti, applicabile anche nel processo tributario (Cass. – Sez. Tributaria sent. n. 4423/2003). Quindi, la Cassazione, nel rispetto del novellato art. 111 della Cost., conferma la validità degli atti notori, logicamente se supportati da altri documenti (Corte di cassazione – Sez. Tributaria sentenze n. 9958 del 16/4/2008; n. 16348 del 17/6/2008; n. 767 del 14/1/2011).

Infine, occorre precisare che nel processo tributario il terzo può rilasciare dichiarazioni scritte senza incorrere in alcun tipo di sanzione penale, perché il falso ideologico in scrittura privata (art. 495 c.p.), quale è la falsa dichiarazione scritta del terzo, non è previsto dalla legge come reato, perché la falsa testimonianza dell'art. 372 c.p. prevede una dichiarazione orale resa davanti all'autorità giudiziaria, e l'atto notorio non è tale. Appunto per questo la dichiarazione scritta proveniente dal terzo, priva della sanzione penale, offre meno garanzie rispetto ad altre dichiarazioni la cui falsità è punibile.

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