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Welfare anche per l'Inps2

del 09/11/2013
di: di Lucia Basile
Welfare anche per l'Inps2
Welfare a tutela degli iscritti alla gestione separata Inps. La Lapet in pressing sulla riforma previdenziale dei professionisti di cui alla legge n. 4/2013. Un emendamento alla legge di Stabilità (in discussione al Senato) è quanto l'associazione nazionale tributaristi presieduta da Roberto Falcone suggerisce al legislatore. In particolare, la proposta si articola su tre punti: la divisione all'interno della gestione separata tra professionisti e co.co.pro.; l'aliquota unica al 24% per tutti i professionisti indipendentemente dal fatto che abbiano altra copertura previdenziale; la modifica della facoltà di rivalsa 4% in obbligo, con riversamento integrale all'Inps.

«È evidente che qualora la nostra proposta fosse recepita si otterrebbe un importante sgravio e si allontanerebbe lo spettro dell'aumento dell'aliquota al 33% nel 2018, con un risparmio nell'immediato di ben 4 punti percentuali (nel 2014 è previsto l'aumento al 28%) e futuro di 9», ha chiosato il presidente nazionale tributaristi Lapet Roberto Falcone.

L'obiezione che comunemente potrebbe essere mossa nei confronti di queste proposte è la presunta mancanza di copertura finanziaria, in quanto la loro adozione, potrebbe comportare la riduzione del gettito contributivo da parte dell'Inps. «Riteniamo che le nostre indicazioni possono contemperare l'esigenza di cassa dello Stato con le esigenze dei professionisti, riducendo l'aliquota contributiva previdenziale dei professionisti iscritti alla gestione separata Inps, applicata sul reddito professionale al 24% e, nel contempo, obbligando il professionista a versare per intero la rivalsa del 4% percepita sui compensi lordi», ha spiegato il presidente.

La valutazione fatta dai tributaristi appare piuttosto ragionevole. «L'aliquota unica al 24%», ha aggiunto Falcone, «da un lato è rispettosa del principio di equità contributiva nei confronti di tutti i soggetti iscritti, dall'altro consente l'adeguatezza delle future prestazioni pensionistiche».

Le professioni non ordinistiche, di cui alla legge 4/2013, rappresentano una realtà radicata nel mercato dei servizi, caratterizzata da professioni il cui esercizio richiede conoscenze intellettuali e tecniche anche molto elevate, senza che sia necessaria l'iscrizione a un ordine o albo. Pertanto il presidente Falcone ha così motivato la proposta: «Secondo gli ultimi dati, in Italia operano circa 3 milioni di soggetti che esercitano la propria attività in qualità di lavoratori autonomi con partita Iva e sono obbligati all'iscrizione alla gestione separata Inps presso cui, ad oggi, risultano aperte circa 300 mila posizioni previdenziali. Una gestione che era stata pensata per accogliere i lavoratori parasubordinati e che è stata successivamente estesa anche ai professionisti non ordinistici i quali, a oggi, versano il 27% del loro reddito, con una contribuzione totalmente a loro carico. Questi ultimi si trovano così a essere sottoposti a una disciplina che era stata concepita per altre categorie di lavoratori e che, invece di provvedere alla tutela dei loro diritti, li costringe ora in situazioni di forte svantaggio, soprattutto nei confronti dei soggetti destinatari di una tutela previdenziale ad hoc (le Casse professionali private, che si riferiscono ad ordini e collegi), la cui aliquota oscilla tra il 12 e il 16%. Inoltre, l'aliquota contributiva attualmente corrisposta è destinata a crescere fino a raggiungere il 33% nel 2018, come previsto dalla riforma Fornero». La Lapet, pur confidando nel buon senso del legislatore, ha precisato che se le sue richieste dovessero rimanere inascoltate non resterà altro che rivendicare e ottenere legittimamente la costituzione di una cassa professionale privata, che, già dagli esordi, potrebbe rappresentare oltre 300 mila iscritti.

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