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Consulenti in aiuto della giustizia

del 23/03/2010
di: La Redazione
Consulenti in aiuto della giustizia
«È necessario che un confronto strutturale tra i protagonisti del mondo del lavoro ( istituzioni, parti sociali e consulenti del lavoro) per definire una riforma condivisa sulle politiche del lavoro». È quanto afferma la presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, Marina Calderone. «E ciò anche alla luce della sempre maggiore attenzione esistente, soprattutto dopo l'approvazione del parlamento del ddl 1167 B, che ha al suo interno importanti passaggi volti a modernizzare un sistema ormai non più rispondente alle nuove esigenze del paese. Per tale motivo, ho ritenuto opportuno proporre al ministro del lavoro Maurizio Sacconi, un tavolo di confronto», sottolinea, «tra consulenti, ministero e parti sociali per discutere di conciliazione e arbitrato. Un confronto che porti alla stesura di linee guida comuni e dove vengano fissati gli standard formativi e i principi che i soggetti chiamati a operare da conciliatori e arbitri dovranno seguire, nel rispetto della correttezza e della lealtà che il ruolo istituzionale ci impone. Un tavolo di confronto per evidenziare che l'introduzione di nuove regole su conciliazione e arbitrato non sono state adottate a discapito dei lavoratori». La netta sensazione che si percepisce tra i tecnici della materia è che tutte le polemiche sorte attorno all'intervento riformatore (si pensi al dibattito sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori ovvero alla presunta ma non dimostrata incostituzionalità del provvedimento) siano figlie del particolare momento elettorale. Immediatamente dopo, placatisi gli animi, si potrà attuare questa iniziativa . «La certificazione, la conciliazione e l'arbitrato», spiega ancora la Calderone, «sono fondamentali per garantire regole precise a tutela di imprese e lavoratori. E in questo i consulenti del lavoro, insieme alle istituzioni preposte, sono chiamati a mettere a disposizione la propria professionalità, nel rispetto del codice deontologico e, soprattutto, offrendo la garanzia di terzietà che contraddistingue le attività professionali di una categoria in continua evoluzione».

Per Marina Calderone «l'acceso dibattito che è seguito all'approvazione del ddl 1167 B proprio sull'articolo che ha introdotto nuove regole su arbitrato e conciliazione sulle controversie in materia di lavoro e la firma di una dichiarazione comune il 12 marzo tra ministero del lavoro e parti sociali, ma a cui non hanno aderito tutte le sigle sindacali, portano a fare attente valutazioni. Il momento storico che stiamo vivendo», dice, «e, soprattutto, il periodo di crisi economica e occupazionale che il paese sta ormai affrontando dallo scorso anno ci impone di riflettere su nuove regole che aiutino aziende e lavoratori, facilitino l'occupazione e semplifichino le procedure, a volte troppo macchinose e burocratiche, legate al lavoro». E anche per sgombrare il campo da alcune pretestuose dichiarazioni e interpretazioni delle novità normative vale la pena di ricordare che i collegi arbitrali sono stati riconosciuti non solo ai consulenti del lavoro ma anche a: a) gli enti bilaterali costituiti nell'ambito territoriale di riferimento ovvero a livello nazionale quando la commissione di certificazione sia costituita nell'ambito di organismi bilaterali a competenza nazionale; b) le direzioni provinciali del lavoro e le province, secondo quanto stabilito da apposito decreto del ministro del lavoro e delle politiche sociali entro sessanta giorni dalla entrata in vigore del presente decreto; c) le università pubbliche e private, comprese le fondazioni universitarie, registrate nell'albo di cui al comma 2, esclusivamente nell'ambito di rapporti di collaborazione e consulenza attivati con docenti di diritto del lavoro di ruolo ai sensi dell' art. 66 del dpr 382/80.

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