Consulenza o Preventivo Gratuito

Pagamenti veloci negli appalti

del 07/11/2013
di: di Francesco Cerisano
Pagamenti veloci negli appalti
Pagamenti sprint negli appalti pubblici. Anche i contratti aventi ad oggetto la prestazione di servizi o forniture e la realizzazione di opere per la p.a. saranno soggetti alla tempistica accelerata (30 giorni prorogabili fino a 60, ma solo in casi eccezionali) prevista dal decreto legislativo n. 192/2012 che ha recepito in Italia la direttiva sui ritardati pagamenti. A sancire l'applicabilità delle nuove norme ai lavori pubblici è lo schema di disegno di legge europea per il secondo semestre 2013 che è stato esaminato ieri dal preconsiglio dei ministri.

Si tratta di una norma di interpretazione autentica che fuga ogni dubbio sull'estensione dei nuovi termini di pagamento agli appalti. In realtà, che i contratti di cui al dlgs 163/2006 non potessero sfuggire al decreto di recepimento della direttiva voluta dal vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani, era già stato sancito dal ministero dello sviluppo economico con una circolare del 23 gennaio 2013 (si veda ItaliaOggi Sette del 28/1/2013).

Il Mise aveva riconosciuto le lacune del dlgs 192 che non aveva accolto le indicazioni della direttiva 2011/7/Ue la quale invece nei «considerando» includeva nella nozione di «fornitura di merci e prestazione di servizi», rilevante ai fini della direttiva, anche «la progettazione e l'esecuzione di opere e di edifici pubblici, nonché i lavori di ingegneria civile».

Ma niente di tutto questo era stato trasposto nel testo del decreto legislativo che per di più si era limitato a modificare il dlgs 231/2002 senza sostituirlo integralmente. Di qui le incertezze sull'estensione dei pagamenti sprint agli appalti. Su sollecitazione dei costruttori edili e dello stesso Tajani (che aveva minacciato l'allora governo Monti di avviare un procedura di infrazione contro l'Italia qualora l'esecutivo non fosse intervenuto con una presa di posizione ufficiale), il dicastero ai tempi guidato da Corrado Passera era intervenuto a chiarire la necessità di «assoggettare anche i lavori pubblici a un'uniforme regolamentazione per i pagamenti derivanti dai relativi contratti» in modo da evitare distorsioni delle concorrenza.

Ma, pur trattandosi di una presa di posizione ufficiale, tale lettura non avrebbe potuto sanare i vizi del dlgs 192 che non ha applicato come avrebbe dovuto i princìpi contenuti nella direttiva comunitaria. Di qui la necessità di una norma di interpretazione autentica che è stata inserita nello schema di ddl.

L'art. 22 del provvedimento, oltre a far rientrare gli appalti pubblici nell'alveo della direttiva sui ritardati pagamenti, introduce una norma di favore per le imprese creditrici. Si prevede la possibilità di applicare termini di pagamento e tassi diversi rispetto a quelli dei dlgs 231/2002 e 192/2012 ma solo se più favorevoli per i creditori. Diversamente si applicheranno le regole generali che prevedono nelle transazioni commerciali tra p.a. e imprese, ma anche tra impresa e impresa (B2B), pagamenti entro 30 giorni con pochissime eccezioni.

Le parti, infatti, non possono decidere di allungare o meno i termini a proprio piacimento a meno che non vi siano circostanze eccezionali che legittimino lo slittamento del termine a 60 giorni (aziende pubbliche, sanità, particolari procedure di appalto come il dialogo competitivo). Al di fuori di questi casi, il periodo massimo per saldare le fatture resta di 30 giorni. Dopo scatteranno gli interessi di mora fissati dal 1° gennaio 2013 all'8% più il tasso Bce.

© Riproduzione riservata

vota