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Lo spesometro divide i contribuenti buoni dai cattivi

del 07/11/2013
di: Andrea Bongi
Lo spesometro divide i contribuenti buoni dai cattivi
Lo spesometro divide i contribuenti in buoni e cattivi. I contribuenti «buoni» sono lo stato, le regioni, le province, i comuni e tutti gli altri organismi di diritto pubblico che si meritano l'esonero, per ben due anni, dalla comunicazione all'anagrafe tributaria delle operazioni rilevanti ai fini dell'imposta sul valore aggiunto. I contribuenti «cattivi» sono invece le società di diritto privato, le imprese individuali, i liberi professionisti e in genere tutti i possessori di partita Iva, per i quali nessun esonero, né tantomeno un rinvio dell'adempimento è all'ordine del giorno.

La divisione tra contribuenti meritevoli o meno l'ha fatta il provvedimento direttoriale del 5 novembre scorso che motiva la discriminazione in questo modo: le pubbliche amministrazioni hanno delle difficoltà nell'individuare le operazioni rilevanti ai fini dell'Iva che dovranno essere incluse nello spesometro. Ma se un tale adempimento non sono in grado di rispettarlo nemmeno le pubbliche amministrazioni come si può pensare che possano farlo correttamente e tempestivamente i contribuenti privati? Le ultime modifiche ai software sono arrivate da appena due giorni e la scadenza per l'invio è fissata martedì prossimo, 12 novembre. I chiarimenti di prassi amministrativa sono arrivati in zona Cesarini e non mancano certo i dubbi su quali siano le operazioni rilevanti da trasmettere e quali invece devono restare fuori dalla comunicazione all'anagrafe tributaria. L'amministrazione finanziaria può permettersi ormai di tutto. Inviare le specifiche tecniche all'ultimo minuto, approvare o modificare i dichiarativi anche dopo la scadenza dei termini di pagamento, evitare di prendere posizioni chiare su problematiche rilevanti dalle quali dipende la predisposizione stessa dei modelli e, dulcis in fundo, emettere poi, a distanza di qualche anno dall'adempimento, sanzioni a carico dei contribuenti e degli intermediari per errori commessi nell'invio dei modelli. Questa dello spesometro è l'ennesima beffa che si consuma a danno dei contribuenti e dei professionisti italiani. Anche Marco Cuchel, presidente Associazione nazionale commercialisti non è riuscito a ingoiare il rospo. «La misura è colma. Sullo spesometro stiamo assistendo a una vera e propria mancanza di rispetto per le categorie professionali che vengono ormai ridotte a sudditi dell'amministrazione finanziaria». E minaccia: «Non escludiamo iniziative estreme. Stiamo pensando a uno sciopero per portare a conoscenza dell'opinione pubblica il trattamento e le condizioni nelle quali siamo costretti a svolgere il nostro lavoro».

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