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La vendita delle tessere sconto non è esente dall'Iva

del 06/11/2013
di: Franco Ricca
La vendita delle tessere sconto non è esente dall'Iva
La card che attribuisce il diritto ad acquistare beni e servizi a prezzi scontati non è un titolo di credito né un effetto commerciale ai sensi delle disposizioni che esentano dall'Iva le operazioni finanziarie. La commercializzazione della card, pertanto, è autonomamente soggetta all'imposta, salvi i casi in cui sia stata emessa dallo stesso fornitore dei beni e servizi, oppure possa essere convertita in denaro dal medesimo: in tali casi, infatti, la card è assimilabile a un mezzo di pagamento ed è tassata all'atto della sua utilizzazione.

È quanto emerge dalle conclusioni presentate il 24 ottobre 2013 dall'avvocato generale della corte di giustizia Ue nel procedimento C-461/12, scaturito da un accertamento notificato dall'amministrazione olandese a una società che aveva commercializzato in regime di esenzione dall'Iva tessere che danno diritto ai possessori di ottenere sconti sull'acquisto di talune prestazioni presso le imprese convenzionate.

Le questioni, sulle quali si attende ora la pronuncia della corte, mirano a chiarire se siffatte tessere possano essere considerate «altri titoli» di cui all'art. 13, parte B, lettera d), punto 5, della sesta direttiva, oppure «altri effetti commerciali» di cui al punto 3 della stessa disposizione, e fruire quindi dell'esenzione dall'imposta ivi prevista.

Al riguardo, l'avvocato sottolinea anzitutto le incertezze e la vaghezza che tuttora caratterizzano la disciplina Iva delle operazioni finanziarie e che investono la stessa ragione dell'esenzione. Prospetta, pertanto, un'interpretazione sistematica e teleologica, basata sulla giurisprudenza della corte, che porta a ritenere che una carta-sconti del genere, non attribuendo, direttamente o in forma derivata, né un diritto di partecipazione societaria, né un diritto a una prestazione pecuniaria o a una somma di denaro, non rientra fra i titoli o gli effetti commerciali contemplati dalla predetta disposizione, ragion per cui la sua commercializzazione non può essere esentata dall'Iva.

Quanto all'applicazione dell'imposta, poi, l'avvocato ritiene opportuno, a scanso di equivoci, chiarire che l'uso di una carta simile non comporta, nel momento del suo utilizzo, l'applicazione dell'Iva: la base imponibile per le prestazioni acquistate con l'uso della carta è data infatti soltanto dal prezzo che deve essere effettivamente pagato dall'acquirente al fornitore. A questo principio fanno eccezione solo due casi, nessuno dei quali ricorre nella fattispecie, in cui il valore rappresentato dalla tessera (o dal buono acquisto) comporta un aumento della base imponibile rispetto al prezzo pagato:

- il caso in cui il soggetto passivo che riceve il buono per la riduzione del prezzo può convertirlo in denaro presso un terzo, poiché in tal caso il buono ha per il soggetto passivo un valore pecuniario e deve essere considerato come un mezzo di pagamento;

- il caso in cui il soggetto passivo che riceve il buono è lo stesso soggetto che lo aveva venduto in precedenza; anche in tal caso il buono deve essere assimilato a un mezzo di pagamento e al momento dell'uso deve essere stimato di valore pari al prezzo realizzato in occasione della sua precedente vendita.

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