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Via le navi dai canali di Venezia

del 06/11/2013
di: di Nicola Brillo
Via le navi dai canali di Venezia
Via le grandi navi dal Canale della Giudecca a Venezia, addio al passaggio dei «bisonti del mare» con vista su Piazza San Marco. È stata trovata a Roma la soluzione al problema veneziano del transito delle mega navi da crociera, che negli ultimi mesi ha portato la città lagunare sulle prime pagine dei giornali di mezzo mondo.

Dalla riunione, presieduta dal presidente del consiglio Enrico Letta, è arrivato dunque il divieto al transito delle navi da crociera dirette o in partenza da Venezia per il Canale di Giudecca, come già previsto dal decreto Clini-Passera. Inoltre è prevista la realizzazione di una nuova via di accesso alla stazione marittima, individuata nel canale Contorta Sant'Angelo, come diramazione del Canale Malamocco-Marghera.

In attesa della realizzazione del nuovo canale, dal primo gennaio prossimo è ridotto fino al 20% (rispetto al 2012) il numero delle navi da crociera di stazza superiore alle 40 mila tonnellate e il passaggio dei traghetti (con conseguente riduzione del 25% dei transiti davanti a San Marco e del 50% delle emissioni inquinanti). Mentre dal primo novembre 2014 dovrà essere definitivamente precluso il transito delle navi crocieristiche superiori a 96 mila tonnellate di stazza lorda. Infine è stato decisa una riduzione dello stazionamento giornaliero massimo (non superiore a 5 navi da crociera di stazza superiore alle 40 mila tonnellate) e una contrazione dei passaggi residui nelle ore centrali della giornata, partenze e arrivi avverranno all'alba e al tramonto.

«Soluzione ottimale» per il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia. Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni è felice della soluzione, ma esprime «forti perplessità rispetto alla realizzazione di un nuovo canale». «Ottima giornata per Venezia e il suo porto», ha invece commentato Paolo Costa, presidente dell'Autorità Portuale di Venezia. Di segno opposto il commento del presidente del «Comitato Cruise Venice» Massimo Bernardo, che ritiene «assurdo il limite delle 96 mila tonnellate e la conseguente perdita di 180 toccate/anno, che finirà per mettere in ginocchio il porto di Venezia e ne segnerà la fine».

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