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Madri-figli, diritti da contemperare

del 06/11/2013
di: di Giovanni Galli
Madri-figli, diritti da contemperare
Il diritto di una madre a rimanere anonima nel caso in cui non voglia tenere il bambino e quello del figlio di conoscere i genitori devono contemperarsi, trovare un punto di incontro. E la norma contenuta nella legge 184 del 1983 su adozioni e affido, che vietava l'accesso alle informazioni nei confronti della madre che abbia dichiarato al momento della nascita di non volere essere nominata, è stata giudicata incostituzionale dalla Consulta. La sentenza sarà depositata a giorni e i suoi contenuti, anticipati in questi giorni da alcuni organi di stampa, vengono confermati da fonti della Corte costituzionale. Solo la lettura delle motivazioni permetterà di comprendere in profondità i contenuti della decisione, che però si preannuncia di per sé di estrema importanza e segna un nuovo modo di concepire i diritti dei figli adottivi e più in generale l'identità personale. Anche perché nel 2005 esaminando la stessa norma, la Corte costituzionale l'aveva dichiarata legittima. L'articolo di legge sotto esame è il 28 e in particolare il comma 7. Nel 2012 la Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo aveva già stabilito che andava rivisto. A sollevare il caso di fronte alla Consulta è stato il tribunale per i minorenni di Catanzaro il 15 novembre 2012. «Studi psicologici e sociologici hanno evidenziato che nelle persone adottate insorge il bisogno di conoscere non solo la storia precedente all'adozione, ma anche l'identità dei propri genitori, al fine di ricostruire la propria storia personale e di giungere a una più completa conoscenza di sé», si legge nelle prime righe dell'ordinanza, firmata dal presidente del tribunale Luciano Trovato, che prospetta la violazione di quattro articoli della Costituzione: 2, 3, 32 e 117. I giudici di Catanzaro chiedono che la legge sia dichiarata illegittima nella parte in cui esclude che il figlio adottato possa avere accesso alle informazioni sulle sue origini senza aver prima verificato che la volontà della madre di restare anonima persista davvero.

Non riconoscere un figlio è un evento traumatico legato per lo più a circostanze estreme e dolorose, ma il passare degli anni potrebbe capovolgere la prospettiva e il diritto, ha ragionato in sostanza la Consulta, non può non tenerne conto, impedendo a un figlio di sapere chi sia la sua vera madre anche quando quest'ultima non veda più le ragioni per negarlo.

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