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Negozi legali su strada, l'Agcm difende gli ordini

del 05/11/2013
di: Ignazio Marino
Negozi legali su strada, l'Agcm difende gli ordini
Il Consiglio dell'Ordine degli avvocati che censura eventuali messaggi «eccessivamente suggestivi» promossi dagli iscritti per attirare nuovi clienti in studio non limita la concorrenza nei servizi legali. Lo ha chiarito l'Antitrust chiudendo una vicenda che si trascina ormai da anni fra gli ideatori dei negozi su strada ALT-Assistenza Legale per Tutti (oggi AL- Assistenza Legale) e il Coa di Brescia. Quest'ultimo, infatti, nel 2009 ha sanzionato l'utilizzo della sigla ALT e degli slogan «Assistenza legale per tutti» e «Prima Consulenza Gratuita». A seguito di questo provvedimento, gli ideatori di AL hanno chiesto all'Antitrust di verificare se l'intervento del Consiglio territoriale «fosse suscettibile di configurare un'intesa restrittiva della concorrenza, in quanto finalizzato a limitare la possibilità per gli avvocati di esercitare la propria attività avvalendosi delle diverse leve concorrenziali introdotte dalla legge Bersani anche per la professione forense». Con il provvedimento n. 24553/13, pubblicato sul Bollettino di ieri, l'Agcm ha chiarito che Brescia ha considerato illecito solo la condotta degli iscritti e non l'esercizio dell'attività professionale «con modalità o in un ambiente diversi da quelli tradizionali». Pertanto non è stata messa in atto una restrizione della concorrenza. «Dal complesso della documentazione raccolta e delle argomentazioni svolte nel corso del procedimento», si legge sul documento dell'Autorità, «non emergono elementi sufficienti a confermare le preoccupazioni concorrenziali esplicitate nel provvedimento di avvio dell'istruttoria. Stando, infatti, a quanto acquisito in atti, le decisioni del Cdo risultano avere avuto una valenza limitata al singolo caso concreto, apparendo così dubbio che dalle stesse possa ricavarsi un generale effetto limitativo della concorrenza, idoneo a disincentivare i comportamenti concorrenziali sia degli iscritti di tale ordine che di altri. Considerate le peculiarità del caso di specie, il giudizio formulato dal Cdo di Brescia non è risultato idoneo a produrre un effetto limitativo della concorrenza rilevante ai fini Antitrust, difettando in esso un generale condizionamento dell'autonomia dei professionisti sul mercato». Ne è prova, fa notare altresì l'Antitrust, che anche quando sono stati avviati dei procedimenti disciplinari nei confronti di altri avvocati aderenti al network AL da parte dei Coa di Roma, Udine, Treviso, Milano, in nessun caso lo studio è stato chiuso.

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