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Non si porta il figlio al Tempio

del 05/11/2013
di: di Dario Ferrara
Non si porta il figlio al Tempio
Il genitore separato non può imporre ai figli piccoli la sua conversione religiosa. Se dunque si converte per esempio al credo dei testimoni di Geova dopo la separazione dal coniuge non può portare i figli alle adunanze dei Regno, laddove i minori sono cresciuti in un contesto connotato dal credo cattolico e non risultano ancora in grado di compiere una scelta confessionale autonoma. E ciò anche nell'affido condiviso. È quanto emerge dalla sentenza 24683/13, pubblicata il 4 novembre dalla prima sezione civile della Cassazione.

Maturità necessaria

Bocciato il ricorso del padre che non impugna le statuizioni patrimoniali ma il divieto di far partecipare le figlie minori alle funzioni religiose nel Tempio dopo la sua conversione (oltre che la ripartizione delle festività tra i genitori per il collocamento dei figli): non trova ingresso la censura secondo cui il provvedimento del giudice del merito sarebbe in contrasto con il diritto di manifestazione delle convinzioni religiose, tutelato dalla Costituzione prima ancora che dalla legge. In realtà non risulta compresso il diritto dell'interessato protetto dalla Carta fondamentale. Il divieto di partecipazione delle bambine alle adunanze del Regno scaturisce da una valutazione negativa adottata dai servizi sociali del comune sull'indirizzo religioso dato dal padre alle minori e motivato sul rilievo che la giovane età delle figlie non consentisse loro di «praticare una scelta confessionale veramente autonoma». Insomma: risulta «inopportuno», osservano i magistrati, lo stravolgimento del credo religioso del figlio «che non può essere elaborato con la necessaria maturità», mentre le figlie sono cresciute in una famiglia che l'ha educate fino a quel momento al cattolicesimo.

Non è infatti in discussione il diritto a professare la fede religiosa, ma la necessità per il giudice del merito di adottare le prescrizioni più idonee ad assicurare «una corretta formazione psicologica e affettiva» per le minori. E la motivazione del giudice del merito non risulta censurabile in sede di legittimità perché non viziata sul piano logico. Al padre non resta che pagare le spese di giudizio.

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