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Multe alterate, l'ausiliario non rischia la condanna

del 02/11/2013
di: Stefano Manzelli
Multe alterate, l'ausiliario non rischia la condanna
Non rischiano la condanna penale tutti gli ausiliari del traffico che alterano dolosamente una multa per evitare di discutere con un automobilista inferocito. Trattandosi infatti di soggetti privati la loro negligenza non è parificata a quella di un pubblico ufficiale. Lo ha ribadito la Corte di cassazione, sez. V penale, con la sentenza 23 ottobre 2013, n. 43363. Un ausiliario del traffico ha volutamente alterato una multa distruggendo anche la copia destinata al trasgressore pizzicato in divieto di sosta. Contro la conseguente assoluzione per falsità in atto pubblico pronunciata dal giudice per le indagini preliminari il procuratore della repubblica ha proposto ricorso in cassazione ma senza successo. Il vigilino dipendente di una società privata non è un pubblico ufficiale ne un pubblico impiegato ma un semplice incaricato di un servizio e quindi a questi soggetti non può applicarsi la disciplina prevista dall'art. 476 del codice penale. Nonostante la palese interferenza tra questa indicazione e l'efficacia probatoria degli atti di accertamento redatti dagli ausiliari della sosta a parere degli ermellini non ci sono dubbi. Per verificare la sussistenza della qualifica di pubblico ufficiale “bisogna guardare non al rapporto di dipendenza del soggetto con la pubblica amministrazione, bensì ai caratteri propri dell'attività esercitata dallo stesso”. In buona sostanza in riferimento ai vigili ausiliari, prosegue la sentenza, quel che rileva non è tanto la dimensione pubblica o privata del datore di lavoro “bensì la natura delle funzioni da essi esercitate, come si configurano alla luce delle norme di legge ordinaria che definiscono i loro compiti”. In applicazione di questi principi per i giudici del palazzaccio l'ausiliario del traffico non riveste la qualità di pubblico ufficiale ma di mero incaricato di un pubblico servizio. In questa veste i vigilini risponderanno del reato di falso solo se legati da un rapporto di impiego con la pubblica amministrazione ai sensi dell'art. 493 cp. Nel caso in esame l'ausiliario era dipendente di una società privata quindi non potrà scattare alcuna sanzione penale per l'alterazione dell'accertamento.

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