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Bonus arredi, limiti dall'Agenzia delle entrate

del 02/11/2013
di: Raffaella Pompei dottore commercialista responsabile Ufficio fiscale Confartigianato Udine
Bonus arredi, limiti dall'Agenzia delle entrate
L'Agenzia delle entrate limita la portata del bonus arredo, ma gli artigiani non ci stanno, anche nell'interesse dei contribuenti che stanno valutando come sfruttare al meglio le opportunità previste dal decreto energia (dl 63/2013 convertito in legge 90/2013), per la particolare convenienza ad abbinare gli acquisti per l'arredo agli interventi sull'immobile agevolati con la detrazione Irpef del 50%.

Con la proroga del bonus arredi al 31/12/2014, prevista nel disegno di legge di Stabilità, ci sarà sì più tempo per decidere, ma si dovrà comunque fare i conti con l'impatto della circolare dell'Agenzia delle entrate n. 29 del 18/9/2013. Infatti, nell'individuare gli interventi cui è abbinabile l'ulteriore detrazione per l'arredo, l'Agenzia elenca solo quelli riconducibili agli interventi di recupero veri e propri, oltre al ripristino di immobili danneggiati da calamità, e sembra quindi implicitamente escludere gli altri interventi pur compresi nella norma (art. 16, comma 2 del dl 63 del 4/6/2013) che con una serie di richiami rinvia all'art. 16-bis del dpr 917/1986. Quest'ultimo disciplina la detrazione Irpef del 36% (ora 50%) citando tra gli interventi agevolati anche specifici lavori che possono non configurarsi come interventi di recupero (elencati dalla lettera c alla lettera l, ossia: ripristino di immobili danneggiati da calamità, eliminazione di barriere architettoniche; interventi per favorire la mobilità dei disabili, per la prevenzione di atti illeciti, per la prevenzione di infortuni domestici, per la cablatura degli edifici, per il contenimento dell'inquinamento acustico, per la bonifica dell'amianto, per l'adozione di misure antisismiche e per il conseguimento di risparmi energetici). Seguendo l'interpretazione dell'Agenzia molti lavori di tipo minore (per es. montaggio di corrimano lungo le scale, di rilevatori di gas, o di condizionatori con pompe di calore), seppure agevolati con la detrazione prevista per gli interventi di recupero, sarebbero inutilizzabili per l'accesso alla detrazione sull'arredo, con una evidente drastica restrizione del campo di applicazione della norma. Così si penalizzano i contribuenti che hanno già acquistato mobili ed elettrodomestici pensando di estendere all'arredo l'agevolazione spettante per i lavori sull'immobile. Inoltre si rischia di depotenziare quel rilancio del settore del legno espressamente voluto dal legislatore, come risulta dalla relazione illustrativa, e di penalizzare non solo gli operatori del settore del legno e i rivenditori, ma anche le imprese, soprattutto artigiane, che normalmente effettuano gli interventi minori. Questa interpretazione restrittiva non appare condivisibile. Se il legislatore avesse voluto limitare l'agevolazione agli interventi di recupero (manutenzioni ordinarie limitatamente alle parti comuni condominiali; manutenzioni straordinarie; ristrutturazioni; restauri e risanamenti conservativi) lo avrebbe fatto all'inizio della disposizione, richiamando in modo specifico gli interventi della lettera a) e b) del comma 1 dell'art. 16-bis del dpr 917/1986 e non tutto il comma 1 dell'art. 16-bis che comprende anche gli altri interventi.

A livello normativo il bonus arredi è agganciato a tutti i lavori agevolabili con il 36% (ora 50%) e quindi anche ai lavori elencati dalla lettera c) alla lettera l) dell'art.16-bis del dpr 917/1986, che sono agevolabili indipendentemente dalla definizione dell'intervento dal punto di vista edilizio, altrimenti sarebbe stato inutile elencarli in aggiunta agli altri. Di conseguenza le manutenzioni ordinarie nelle singole unità abitative (riparazione di una tubazione), se non rientrano in uno degli interventi elencati dalla lettera c) alla lettera l) dell'art. 16-bis del dpr 917/1986, non sono in alcun modo agevolate, né con la detrazione per interventi edilizi, né attraverso la possibilità di accesso al bonus arredo, mentre l'installazione di un condizionatore con pompa di calore (intervento diretto al risparmio energetico per la presenza della pompa di calore), così come l'installazione di corrimano o di un rilevatore di gas (interventi diretti a prevenire infortuni domestici secondo la stessa guida «Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali» recentemente pubblicata dall'Agenzia sul suo sito nella versione aggiornata a ottobre 2013), danno comunque diritto sia al bonus edilizio, sia all'accesso al bonus arredo. Non è possibile, dato che la legge non lo prevede, creare una discriminazione tra le tipologie di intervento basata sull'entità della spesa sostenuta.

Alcuni autori giustamente danno per scontata l'inclusione di tutti gli interventi citati dall'art. 16-bis del dpr 917/1986 nel perimetro dell'agevolazione bonus arredi, prescindendo del tutto dalla circolare e dando esclusivo rilievo alla legge, che costituisce una fonte di rango superiore. Il problema è che se l'Agenzia non cambia idea si rischiano migliaia di contenziosi e in molti casi saranno gli stessi Caf a escludere l'agevolazione per non rischiare sanzioni, mortificando così i diritti dei contribuenti.

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