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Risparmi, prova tutta in salita

del 02/11/2013
di: di Andrea Bongi
Risparmi, prova tutta in salita
La nuova comunicazione integrativa dei saldi dei conti è partita e adesso accumulare risparmio potrà costare caro, anzi carissimo ai contribuenti. Sulla quota di risparmio riscontata dal fisco e formatasi nel corso dell'anno potrebbe, infatti, scattare il nuovo accertamento sintetico, secondo quanto previsto dall'articolo 1 del decreto ministeriale del 24 dicembre 2012 attuativo del nuovo strumento di controllo.

Ora che l'invio massivo e per flussi totali dei dati relativi alle disponibilità transitate sui conti dei contribuenti è operativo, gli 007 del fisco, con un semplice click nell'apposita anagrafe dei rapporti finanziari, potranno verificare l'accumulo del risparmio di ogni contribuente.

Se quindi per il fisco sarà semplice individuare questo nuovo indice di capacità contributiva grazie proprio all'invio dei dati contenuti nelle comunicazioni integrative degli operatori finanziari, per i contribuenti sarà invece molto più difficile contrastare questa nuova frontiera dell'accertamento sintetico.

Accumulare risparmio nel corso di un anno solare significa, infatti, avere maggiori disponibilità liquide al 31 dicembre rispetto a quelle possedute all'inizio dell'anno stesso. Questa situazione non si spiega semplicemente e solamente con l'occultamento di redditi al fisco, ma può ben essere dovuta alle più svariate situazioni, come una maggiore oculatezza nella gestione della propria sfera privata, nella programmazione di un futuro investimento o in altri mille esempi che la vita quotidiana può riservare.

Il problema diventa allora come riuscire a provare che l'accumulo di risparmio non è sempre e necessariamente frutto di evasione fiscale.

Nonostante le rassicurazioni dell'Agenzia delle entrate circa l'attenzione che gli uffici presteranno nel valutare attentamente le circostanze addotte in contraddittorio dai contribuenti, sappiamo benissimo che questi ultimi, una volta raggiunti dal famoso invito a comparire ex articolo 38 del dpr 600/73, devono attrezzarsi di idonei documenti probatori per convincere il funzionario di turno a mollare la presa.

Semplici indicazioni, come quelle sopra accennate, relative a nuove modalità di gestione del ménage familiare o finalizzate a future spese, lasceranno, infatti, indifferente l'amministrazione finanziaria che, al contrario, si riterrà legittimata all'emissione dell'avviso di accertamento.

In casi del genere dunque tale onere probatorio a carico del contribuente può facilmente trasformarsi nella cosiddetta prova diabolica.

Si pensi, per esempio, alla difficoltà di dover dimostrare che non si è speso oppure che si è speso di meno rispetto al passato, in ordine a una certa componente del normale tenore di vita familiare. Si tratta ovviamente di situazioni ai limiti dell'assurdo ma che la previsione del risparmio quale ulteriore componente del nuovo redditometro pone con forza all'attenzione degli operatori.

Ultimo aspetto: di recente l'Agenzia delle entrate ha avuto modo di precisare che concorre alla formazione del reddito complessivo accertabile la quota di risparmio formatasi nel corso dell'anno e non utilizzata per spese di investimenti o per consumi. Non era possibile dubitare del contrario. Se vi fossero state le suddette spese per investimenti o per consumi non vi sarebbe stato il risparmio. Il problema, ancora una volta, è sempre lo stesso e cioè: come si potrà provare non di aver speso qualcosa per investimenti o consumi, ma di non averlo speso. Che poi, in estrema sintesi, significa superare, o perlomeno cercare di farlo, una prova diabolica.

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