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Contributi tutelati dal pro rata

del 31/10/2013
di: di Dario Ferrara
Contributi tutelati dal pro rata
Contributi già versati tutelati dal pro rata. Nelle casse previdenziali private il principio “in proporzione al tempo” costituisce una clausola di salvaguardia per le anzianità maturate a cavallo del passaggio stretto dal sistema retributivo al contributivo: l'iscritto all'istituto deve infatti ritenersi titolare di una vera posizione previdenziale; è vero, ciò non significa affatto che l'assicurato sia titolare un diritto quesito al calcolo della pensione secondo i vecchi criteri più favorevoli, ma comunque non si può affermare che il professionista abbia soltanto un'aspettativa alla pensione, come pretenderebbe ad esempio la cassa dei ragionieri che incorre in una nuova sconfitta (dopo le sentenze 13607/12 e 8846/11): resta dunque confermato che il principio del pro rata si applica anche al criterio di calcolo della quota A (retributiva) che nel 2002-2003 è stata regolamentata in termini meno favorevoli per i pensionati. È quanto emerge dalla sentenza 24534/13, pubblicata dalla sezione lavoro della Cassazione.

Diritto al montante. È la legge 335/95, la cosiddetta riforma Dini, a dare alle casse previdenziali private il via libera al passaggio al sistema contributivo. Con un'ampia delega: gli enti privatizzati possono variare le aliquote contributive, riparametrare i coefficienti di rendimento o altri criteri di determinazione del trattamento. Ma anche con un paletto preciso: rispettare il principio del pro-rata in relazione alle anzianità già maturate. Altro che mero interesse di fatto al futuro assegno: la «posizione previdenziale» già maturata, spiegano gli “ermellini”, appartiene al patrimonio dell'assicurato come diritto al montante complessivo della contribuzione già versata; il che non implica certo che l'iscritto alla cassa abbia il diritto al calcolo della pensione secondo il criterio più conveniente per lui in vigore al momento del versamento dei contributi rispetto a quello vigente al momento del collocamento in quiescenza. Ma attenzione: questo non significa che il professionista abbia una semplice aspettativa alla pensione tanto che il legislatore ordinario potrebbe cambiarne liberamente i criteri di computo nell'esercizio della sua discrezionalità; esiste invece una soglia minima di trattamento che corrisponde alla posizione previdenziale già maturata nel corso della vita lavorativa, in base al criterio di corrispondenza «contribuzione contro prestazione». L'ammontare della contribuzione accumulata fino a un dato momento dall'assicurato, infatti, ha un suo valore economico in termini di rendita vitalizia: si tratta di una sorta di «maturato previdenziale» che non può essere sterilizzato dal legislatore. E anche il sistema pubblico ha questa soglia minimale di protezione che dipende da vari parametri, in primis dall'aspettativa di vita. La cassa paga le spese del giudizio.

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