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Crediti Iva, il rimborso è mensile o trimestrale

del 31/10/2013
di: Roberto Rosati
Crediti Iva, il rimborso è mensile o trimestrale
Crediti Iva rimborsabili mensilmente. E non più su base annua o al massimo, al ricorrere di certe condizioni, trimestrale. Una vera e propria rivoluzione, per i contribuenti italiani, che potrebbe arrivare dall'attuazione della proposta di direttiva sulla dichiarazione Iva «in formato standard», approvata il 23 ottobre 2013 dalla commissione europea. Proposta che porterebbe in dote, dunque, non solo la semplificazione della dichiarazione e la ridefinizione della tempistica degli adempimenti (si vedano ItaliaOggi del 24 e 25 ottobre), ma anche la più che favorevole prospettiva di accorciamento del periodo per la maturazione dei crediti rimborsabili e, almeno sulla carta, dei tempi di recupero dei crediti Iva delle imprese.

Questo effetto dovrebbe derivare automaticamente dall'allineamento del «periodo fiscale» della liquidazione dell'Iva con la frequenza della corrispondente dichiarazione, che diventerebbe mensile o trimestrale, a seconda del volume d'affari del contribuente, oppure annuale solo in casi particolari.

L'art. 252 della direttiva 2006/112/Ce del 28 novembre 2006, nel testo risultante dopo le modifiche suggerite dalla commissione europea, stabilisce che la dichiarazione standard è presentata entro il termine fissato dagli stati membri. Tale termine, però, non può essere inferiore a un mese né superiore a due mesi a decorrere dalla scadenza del periodo d'imposta. Il periodo d'imposta, a sua volta, è fissato a un mese di calendario, con facoltà per gli stati membri di autorizzare un periodo di tre mesi per i soggetti passivi con volume d'affari annuo fino a 2 milioni di euro, ovvero periodi più lunghi in altri casi, ma comunque non superiori ad un anno.

L'art. 206 della direttiva, sempre secondo le modifiche proposte dalla commissione, stabilisce che ogni soggetto passivo deve pagare l'importo dell'Iva dovuta al momento della presentazione della dichiarazione Iva standard o in ogni caso alla scadenza del termine entro cui tale dichiarazione deve essere presentata. Questo implica, come già rilevato, la ridefinizione dei termini per il versamento contemplati dalla legge italiana, dato che non sarebbe più prevista la possibilità degli stati membri di fissare scadenze diverse.

Quanto ai rimborsi, l'art. 183 della direttiva, che non viene toccato dalla proposta della commissione, stabilisce che, qualora per un periodo d'imposta l'importo delle detrazioni superi quello dell'Iva dovuta, gli stati membri possono far riportare l'eccedenza al periodo successivo, o procedere al rimborso secondo modalità da essi stabilite. Se dunque il periodo d'imposta sarà, di regola, il mese o il trimestre (e non più l'anno solare, come attualmente previsto dalla normativa nazionale), anche il rimborso dell'Iva potrà essere richiesto con riferimento a tale periodo. Si ricorda che, in proposito, la Corte di giustizia ha avuto modo di chiarire che la facoltà degli stati membri di stabilire le modalità per il rimborso non deve rendere eccessivamente difficile l'esercizio del diritto del contribuente, e che la facoltà di far riportare il credito comporta il differimento del rimborso «al periodo successivo», quindi uno slittamento non superiore a un mese o un trimestre.

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