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Trise, sulla prima casa aumenti fino al 72%

del 29/10/2013
di: Beatrice Migliorini
Trise, sulla prima casa aumenti fino al 72%
Con il Trise aumenti sulla prima casa fino al 72% e sulla seconda casa fino al 19%. Il tutto, per un totale di 10 mld di euro in più nelle casse dello stato. Queste le stime fornite dall'Associazione nazionale costruttori edili (Ance) e Confedilizia (Associazione dei proprietari immobiliari), nel corso delle audizioni sulla legge di stabilità nelle Commissioni bilancio riunite di camera e senato, che si sono svolte ieri. A essere affrontata per prima, la questione relativa alla tassazione che graverà sull'invenduto delle imprese. «La Tasi andrà a colpire l'invenduto delle imprese edili in misura maggiore rispetto all'Imu, perché l'aliquota Tasi potrà arrivare all'11,6 per mille, contro il precedente livello massimo del 10,6 per mille», ha spiegato il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, «è quindi necessario che nel corso dell'iter della legge di stabilità sia riconosciuta l'esclusione dalla Tasi per tutti gli immobili facenti parte del magazzino. Senza contare la necessità di portare al 50% la deducibilità dell'Imu da reddito d'impresa». Critica poi, la posizione di Buzzetti sullo stato del pagamento dei debiti della p.a. di cui, a oggi, ancora non si conosce l'ammontare esatto. «Con lo stanziamento degli 8 mld di euro previsti dalla legge di stabilità, 11 mld di euro di crediti vantati dalle imprese di costruzioni rimangono ancora senza soluzione con i 5 mld ancora bloccati dal Patto di stabilità interno. A ciò si aggiunge che nel 2014 scenderanno del 14,8% i fondi destinati alle nuove infrastrutture, interrompendo così, l'incremento avviato lo scorso anno con uno stanziamento superiore del 24,3%». A sottolineare il problema dei debiti p.a., anche il presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (Cnel), Antonio Marzano: «È necessario garantire che tutti i crediti che si formeranno saranno onorati entro i termini stringenti previsti dalla direttiva europea», ha spiegato Marzano, «al fine di evitare la prosecuzione della procedura per infrazione aperta in sede europea. In secondo luogo», ha concluso il presidente del Cnel, «occorre garantire il concreto pagamento dell'intero ammontare dei crediti delle imprese con procedure che massimizzino i benefici economici e riducano l'impatto immediato sulla finanza pubblica». A stimare l'incremento di 10 mld di gettito è, invece, Confedilizia, secondo cui il peso della manovra cadrà nuovamente sulla proprietà immobiliare. «Il ddl lascia intatti i settori privilegiati del sistema delle cooperative, delle società immobiliari del grosso capitale e delle aziende locali dei servizi per raschiare il barile sempre, e solo, nel settore della proprietà diffusa, ormai allo stremo per come il ceto medio è stato colpito e continua ad essere colpito», ha dichiarato nel corso delle audizioni il segretario generale dell'Associazione, Giorgio Spaziani Testa, «senza considerare che la legge di stabilità mantiene in vita anche il tributo provinciale ambientale che grava sui proprietari di casa per quasi 300 milioni di euro, nonostante sia un doppione dei contributi di bonifica». Non del tutto soddisfatto, poi, anche il direttore generale dell'Abi (Associazioni bancaria italiana), Giovanni Sabatini: «Le banche ritengono che il ddl contenga misure importanti, ma che al tempo stesso non abbia potuto mettere al centro della sua attenzione una serie di provvedimenti indispensabili per quella più vigorosa spinta che ora serve. La via maestra della politica di bilancio», ha concluso Sabatini, «deve puntare, quindi, alla riduzione della pressione fiscale e contributiva ed a significative operazioni di dismissione del patrimonio mobiliare e immobiliare sia dello stato, sia degli enti locali. La via da seguire è, quindi, quella di una spending review generalizzata e continua».

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