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Il patto di Stabilità soft non è una tantum

del 26/10/2013
di: da Firenze Francesco Cerisano
Il patto di Stabilità soft non è una tantum
«La legge di Stabilità potrà essere migliorata dal parlamento, ma non cambiata, perché i saldi e l'impostazione di carattere generale resteranno gli stessi». Mentre sui rimborsi della seconda rata Imu «il governo intende aspettare le decisioni dei sindaci (che hanno tempo fino al 30 novembre per modificare le aliquote)». Anche se le trattative con l'Anci cominceranno molto prima della dead line sui bilanci in modo da arrivare all'appuntamento con i preventivi con qualche certezza in più. Intervenendo alla XXX assemblea dell'Anci che si è chiusa ieri a Firenze, il sottosegretario all'economia, Pier Paolo Baretta, lancia ai sindaci un messaggio di distensione dopo anni di rapporti tesi tra via XX settembre e l'Anci. Assicura che l'allentamento del patto di Stabilità contenuto nella manovra 2014 (1 mld per gli investimenti) non costituirà una «una tantum», ma sarà «il primo passo verso una radicale revisione della disciplina del Patto». Ma non si sbottona sulla querelle dei rimborsi Imu che ha monopolizzato (assieme alla nuova service tax) gran parte del dibattito della tre giorni fiorentina. Per il presidente dell'Anci, Piero Fassino il problema non si pone: il governo garantirà ai comuni il rimborso integrale dell'Imu (calcolata non sulle aliquote 2012, ma su quelle mediamente più alte fissate dai sindaci in questi ultimi mesi ndr) «perché questo», ricorda il sindaco di Torino «è l'impegno che ha preso con gli enti locali». Ma i margini di manovra del governo sono scarsi. Con i rimborsi calcolati sulle aliquote 2013, l'abolizione dell'Imu costerebbe allo stato circa 1 miliardo e mezzo in più dei 4 miliardi messi in preventivo. Un esborso aggiuntivo che, come lo stesso Baretta ha lasciato intendere, il bilancio dello stato non può permettersi.

Una parziale soluzione alla querelle sui rimborsi ha provato a darla l'aula del senato che giovedì scorso ha convertito definitivamente in legge il decreto legge n.102. Palazzo Madama ha approvato un ordine del giorno che impegna il governo ad assicurare che i rimborsi ai comuni non siano inferiori alla differenza tra quanto scritto a bilancio entro il 31 agosto e quanto accertato definitivamente a consuntivo sul gettito 2013. Una soluzione che però non convince Baretta. «È un odg che ha il merito di individuare una prima soluzione del problema», dice a ItaliaOggi. «Ma, individuando la data del 31 agosto, tira una linea in modo un po' strano, tra chi è dentro e chi è fuori, senza considerare che il tema dei rimborsi Imu deve entrare nel più ampio negoziato con l'Anci».

E così, a una mese di distanza dall'ultima chiamata sui bilanci, le certezze per i comuni sono inversamente proporzionali alle attese. Molti enti infatti hanno contabilizzato gli incassi da Imu sulla base delle aliquote 2013 e se alla fine il governo dovesse decidere diversamente potrebbero aprirsi clamorosi buchi di bilancio. Come nel caso di Milano che ha portato l'aliquota sulla prima casa dal 4 al 6 per mille nella speranza di avere rimborsi più generosi dal governo. Una decisione rischiosa, quella della giunta meneghina, che però il sindaco Giuliano Pisapia ha rivendicato senza rimorsi. «Abbiamo aumentato l'aliquota sulla base degli impegni presi dal governo», ha dichiarato. «Se il governo dovesse rimborsare l'Imu sulla base dell'aliquota 2012 finirebbe per penalizzare i comuni virtuosi come quello di Milano che l'anno scorso hanno deciso di mantenere al minimo l'aliquota sulla prima casa e ora sarebbero prigionieri di quella scelta». Pisapia chiede all'Anci di essere unita nelle trattative col governo e all'esecutivo «il coraggio di fare le scelte politiche che spettano a un governo politico, e non tecnico».

Fassino ha ribadito l'auspicio che il Trise realizzi un vantaggio fiscale per il contribuente («altrimenti non si vede per quale ragione sia stata abolita l'Imu»). Ma, affinché ciò si realizzi, il miliardo di euro stanziato a titolo di contributo compensativo dallo stato non sarà sufficiente. I sindaci ipotizzano che debbano servire almeno due miliardi ma sono pronti a discuterne in un tavolo tecnico col governo. Un altro tavolo di confronto sarà presto attivato sulle partecipate. L'obiettivo è individuare incentivi che spingano le società comunali (oggi molto frammentate) a mettersi insieme in modo da costituire player in grado di confrontarsi sul mercato europeo con i competitor internazionali.

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