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Rimborso di diritto per cure in Europa

del 26/10/2013
di: di Valerio Stroppa
Rimborso di diritto per cure in Europa
Entrano in vigore in Europa le nuove regole sull'assistenza sanitaria transfrontaliera e sulle traduzioni per gli indagati. Ma non in Italia, che avrà ancora qualche settimana di tempo per mettere a punto i dlgs attuativi. La giornata di ieri ha segnato il debutto della normativa Ue sui diritti dei pazienti: ogni cittadino potrà recarsi in un altro paese membro per sottoporsi a trattamenti sanitari e ottenere un rimborso. La direttiva 2011/24/Ue prevedeva un termine di attuazione di 30 mesi. La deadline non è stata però rispettata dall'Italia (come peraltro da buona parte degli stati membri). Ma per effetto della recente legge di delegazione europea (vale a dire la legge numero 96 del 2013), Roma avrà tempo fino al prossimo 4 dicembre per mettersi in regola. «Questa direttiva significa empowerment: scelta tra molteplici servizi di assistenza sanitaria, accesso a maggiori informazioni e riconoscimento delle prescrizioni su scala transfrontaliera facilitato», ha detto ieri il commissario Ue per la salute, il maltese Tonio Borg, «perché i pazienti possano esercitare questi diritti la direttiva deve essere adeguatamente recepita e fatta rispettare». L'applicazione a macchia di leopardo rischia di creare disparità di trattamento. «Tutti devono essere uguali di fronte alle leggi», commenta il presidente Aduc, Vincenzo Donvito, «abbiamo l'ennesima dimostrazione di come sia monca questa Unione: il cittadino Ue non esiste, ma esistono quelli delle varie nazioni che fanno pagare le proprie arretratezze ed esosità al soggetto più debole, il malato».

Ai blocchi di partenza anche la direttiva 2010/64/Ue, che garantisce ai cittadini arrestati o imputati di un reato il diritto di ottenere la traduzione nella propria lingua dinanzi a tutti i giudici comunitari e in ogni fase del processo. Il termine per il recepimento scade domani. Pure in questo caso, ai sensi della legge numero 96 del 2013, l'Italia potrà andare ai supplementari, fino al 4 dicembre 2013, per trasporre le norme comunitarie nell'ordinamento nazionale.

«Questo può essere un momento storico per la giustizia in Europa», dichiarato Viviane Reding, commissaria Ue per la giustizia, «è la prima a entrare in applicazione di tre direttive proposte per garantire il diritto a un processo equo ai cittadini, ovunque si trovino nell'Ue, in patria o all'estero. Presto riferiremo su come ciascuno avrà fatto il suo dovere, senza vergognarci di fare nomi: dopotutto, questa legge va al cuore dei diritti dei cittadini».

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