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Registro revisori, ormai è caos

del 26/10/2013
di: di Benedetta Pacelli
Registro revisori, ormai è caos
Ministero dell'economia e Ragioneria dello stato ai ferri corti. Non sono servite le scuse ufficiali del viceministro all'economia Stefano Fassina sull'errore interpretativo della norma in materia di revisione legale (dlgs 39/05) da parte del Mef, perché la posizione dall'organo di via XX Settembre è chiara: «La risposta all'interpellanza parlamentare non può costituire elemento immediatamente produttivo di effetti sulle attività di tenuta del registro». Quei 3 mila giovani professionisti in possesso di tutti i requisiti necessari per l'iscrizione al registro dei revisori legali e che all'indomani della risposta di Fassina avevano inoltrato nuovamente la domanda, quindi, possono mettersi l'anima in pace. Perché di iscrizione al registro per ora non se ne parla giacché come loro, anche l'apposito ufficio della Ragioneria, è «in attesa di indicazioni al fine di poter evadere le istanze che pervengono ai nostri uffici».

Si tratta solo dell'ultimo episodio di una vicenda che si trascina da molti mesi ormai, prima per i dubbi interpretativi su chi potesse iscriversi al registro secondo le nuove norme, poi per i problemi informatici che avevano impedito a molti utenti di poter usufruire del portale per la comunicazione dati, tanto che la scadenza del 23 settembre era stata resa non perentoria dalla stessa Ragioneria dello stato. Ora la recente risposta del viceministro all'interrogazione parlamentare dei deputati della commissione finanze della camera Enrico Zanetti e Lorenzo Dellai (Scelta Civica) che avevano chiesto all'economia «se non si ritenesse opportuno rivedere senza indugio l'errata interpretazione che ha prodotto questo vuoto normativo, ripristinando l'applicazione della vecchia disciplina fino all'emanazione di tutti i regolamenti attuativi del decreto legislativo n. 39 del 2010», aveva fatto ben sperare. Fassina, infatti, dopo aver ufficialmente riconosciuto l'errore interpretativo del ministero aveva chiarito la necessità di tornare alla vecchia disciplina di riferimento (dlgs 88/92) fino all'emanazione del nuovo regolamento in materia di esame di idoneità professionale. Una risposta che aveva indotto i molti in possesso dei requisiti professionali anche dopo il 13 settembre 2012 (data a partire dalla quale si erano sostanzialmente chiuse le nuove iscrizioni al registro) a inoltrare nuovamente le domande. Le stesse domande che fino a qualche giorno prima erano state rigettate proprio perché questi soggetti non avevano superato l' esame con le (presunte e mai emanate) nuove regole e non avevano i requisiti per così dire aggiornati. L'interpretazione della norma, infatti, aveva bloccato qualsiasi iscrizione a tutti coloro, che pur avendo acquisito tale diritto entro quella data, magari non avevano semplicemente effettuato la domanda di iscrizione entro il 12 settembre 2013. Ma nulla da fare, giacché precisa la Ragioneria la risposta del governo «non può ritenersi immediatamente produttiva di effetti giuridici ma deve intendersi più correttamente come espressione di valutazioni di carattere politico». In sostanza, per l'organo guidato da Daniele Franco, non si può attribuire alla risposta fornita dal numero due dell'economia «interpretazione autentica, e come tale vincolante». È quindi necessario che il ministero dell'economia adotti determinazioni circa le modalità «di esecuzione della normativa prevista, sulla base delle quali questa società potrà condurre le attività istruttorie finalizzate all'iscrizione nel registro dei revisori».

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