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Fuori dalla Tari aree scoperte non operative

del 19/10/2013
di: Sergio Trovato
Fuori dalla Tari aree scoperte non operative
Non sono soggette alla Tari le aree scoperte non operative, che possono essere considerate pertinenziali o accessorie a locali tassabili. La bozza della legge di stabilità estende il beneficio anche alle aree comuni condominiali, purché non siano detenute o occupate in via esclusiva. Questa volta il legislatore non commette l'errore di tassare le aree scoperte non operative, come era già avvenuto per la Tares, corretto poi in corso d'opera con il dl pagamenti p.a. (35/2013), ma, nel testo del disegno di legge attualmente disponibile, dimentica di esonerare le aree scoperte pertinenziali o accessorie di civili abitazioni. Per la Tares, infatti, prima dell'intervento normativo le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili erano soggette a tassazione, mentre fino al 2012 erano escluse dal pagamento sia della Tarsu che della Tia. L'art. 14 del dl salva-Italia (201/2011) esonerava dal pagamento solo le aree scoperte pertinenziali di civili abitazioni e quelle condominiali. Con un aumento notevole della tassazione per i soggetti che svolgono attività commerciali e industriali, qualora i comuni avessero applicato a superfici di ampie dimensioni la tariffa relativa alla specifica attività esercitata dall'impresa. Non a caso più volte dalle pagine di questo giornale era stata sollecitata una modifica normativa, per escludere dal pagamento della tassa le aree pertinenziali o accessorie a locali tassabili, cosiddette non operative (per esempio, il parcheggio di un supermercato o l'area di manovra di uno stabilimento industriale). Solo con l'articolo 10 del dl 35/2013 è stato disposto l'esonero dal nuovo balzello delle aree scoperte non operative. Questa scelta legislativa viene mantenuta in vita anche per la Tari. Occorre, invece, che per la Tari il legislatore corregga un altro errore, perché di questo si tratta, escludendo dal campo di applicazione della nuova tassa rifiuti le aree pertinenziali o accessorie di civili abitazioni (per esempio, terrazze, balconi). Del resto, queste aree sono sempre state esonerate dal pagamento del tributo sui rifiuti. Così come quelle condominiali, sempre se non occupate in via esclusiva. In caso contrario, lieviterebbe il carico tributario per le utenze domestiche. Si intende per area accessoria o pertinenziale quella che viene destinata in modo permanente e continuativo al servizio del bene principale o che abbia con lo stesso un rapporto oggettivamente funzionale: un cortile, un giardino condominiale, un'area di accesso ai fabbricati civili.

Immobili tassabili. Presupposto della Tari è il possesso o la detenzione di locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Pertanto, quello che conta è la mera idoneità dei locali e delle aree a produrre rifiuti, a prescindere dall'effettiva produzione degli stessi. Rimangono quindi soggette integralmente al pagamento della tassa tutte le aree scoperte utilizzate nell'ambito di attività economiche e produttive, che non abbiano natura pertinenziale. Per le aree scoperte cosiddette operative esiste una presunzione di produzione di rifiuti. In effetti, l'orientamento giurisprudenziale è univoco nell'affermare che tutte le aree, a parte le ipotesi di esclusioni contemplate dalla legge, sono potenzialmente produttive di rifiuti. Anche gli specchi acquei sono aree scoperte soggette al prelievo. In materia di Tarsu, il cui presupposto impositivo è analogo a Tares e Tari, la Cassazione ha più volte sostenuto non solo che l'amministrazione comunale si possa avvalere della presunzione di produzione dei rifiuti, ma, addirittura, che il contribuente non possa fornire qualunque prova per superare la presunzione di tassabilità di tutti gli immobili.

Obbligati. Va ricordato che sono obbligati in solido al pagamento della tassa anche i componenti del nucleo familiare e coloro che usano in comune locali e aree. E come per la Tares viene fissato il criterio della prevalenza, vale a dire il tributo va pagato al comune nel cui territorio insiste, interamente o prevalentemente, la superficie degli immobili.

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