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Sul Trise le prime picconate

del 19/10/2013
di: da Trani Francesco Cerisano
Sul Trise le prime picconate
«La service tax, così come disegnata dalla legge di Stabilità, non mi piace. Patrimonio e servizi avrebbero dovuto essere accorpati in un'unica imposta sul modello anglosassone». L'impalcatura fiscale contenuta nella manovra 2014 non è ancora definitiva e già incassa uno stop eccellente, quello del presidente della commissione bilancio della camera, Francesco Boccia. L'occasione per fare il punto sulle ultime novità normative del governo, ma anche e soprattutto sul clima di incertezza che sta pesantemente condizionando gli enti locali alle prese con la chiusura dei bilanci, è un convegno organizzato a Trani dalla scuola della pubblica amministrazione dell'Università Lum «Jean Monnet» in collaborazione con l'Ordine dei dottori commercialisti di Barletta-Andria-Trani. Boccia annuncia grandi modifiche in arrivo in parlamento al testo del governo. «Abbiamo il dovere di dare certezze agli amministratori locali», dice, «perché la sana programmazione finanziaria degli enti pubblici è un bene non negoziabile. Nemmeno quando le logiche della politica ti costringono come quest'anno a cambiare più volte le regole della fiscalità locale in corsa dando vita a una legislazione ormai schizofrenica». Il riferimento al rospo dell'abolizione dell'Imu che il Pd ha dovuto mandare giù per consentire la sopravvivenza del governo Letta è evidente. Ma secondo Boccia ora è arrivato il momento di fermarsi. E di smetterla di complicare le cose per comuni, cittadini e imprese. «Trise, Tasi, Tari, Tarip sono acronimi che non mi piacciono e farò di tutto per bloccare», afferma il deputato pugliese, che propone invece un modello di service tax improntato sulla council tax inglese dove il valore di un immobile è calcolato in base al valore del quartiere in cui è situato e sui servizi che quel quartiere riceve. Come attuarla concretamente in Italia? Un'ipotesi potrebbe essere riprendere il vecchio progetto di parametrare la nuova Imu sui valori dell'Osservatorio immobiliare dell'Agenzia delle entrate. Una tesi che trovava più di un sostenitore nel governo (fra tutti il ministro Graziano Delrio), ma poi abbandonata quando si è trattato di scrivere la disciplina del Trise che, com'è noto, calcolerà la sua componente sui servizi (Tasi) sulla base imponibile della defunta Imu (rendita catastale rivalutata). Ecco perché «a saldi invariati» (precisa Boccia «per non allarmare Saccomanni») la soluzione potrebbe essere l'accorpamento delle varie componenti del Trise «lasciando ampio margine di manovra ai sindaci a cui va riconosciuta autonomia finanziaria». Seppur con alcuni paletti. E qui arrivano le bacchettate per quegli amministratori locali (alcuni anche illustri come il sindaco di Milano Giuliano Pisapia) che in questi giorni stanno correndo ad aumentare le aliquote dell'Imu prima casa nella speranza di ricevere rimborsi più generosi. «Non è giusto che alcuni comuni facciano i furbi a spese dello stato, non lo sarebbe verso quei sindaci che invece hanno chiuso i bilanci senza gonfiare le aliquote», ha osservato, «e per di più c'è un problema di quadratura del cerchio: dobbiamo fare i conti con le risorse a disposizione».

Boccia ha infine annunciato di voler dare battaglia in sessione di bilancio su una vecchio problema che sta ingessando le scelte finanziarie degli enti locali da più di un anno. Da quando il governo Monti prima spinse le amministrazioni a ridurre il proprio indebitamento (offrendo in cambio la sterilizzazione dei tagli della spending review) ma poi si oppose alla eliminazione delle penali per l'estinzione anticipata dei mutui che molti comuni virtuosi sono costretti a pagare alla Cassa depositi e prestiti con tassi a volte a due cifre. «La Cdp è uno straordinario polmone finanziario per il paese che però non deve dimenticare il proprio ruolo a sostegno dei comuni», ha aggiunto, «e per questo mi impegno affinché questa contraddizione in termini (promuovere l'estinzione anticipata dei mutui e al tempo stesso applicarvi una penale) venga risolta con la legge di stabilità».

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